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La fanciulla è morta

La fanciulla è morta

Siamo a  Oxford, alla fine degli anni Ottanta. L’ispettore Morse accusa alcuni disturbi gastrointestinali tipici della sua età (ha superato i cinquant’anni) e consueti per chi è affezionato ai superalcolici. Semisvenuto, in preda ad atroci dolori, l’ispettore viene ricoverato: all’ospedale scopre di avere una seria forma di ulcera. La sua degenza sarà lunga, ma tre libri ricevuti in dono la renderanno più leggera. Due dei libri non lo appagano, mentre il terzo, donatogli dall’anziana moglie del suo defunto vicino di letto, il maggiore Deniston, lo coinvolge a fondo. Il libretto è intitolato L’assassinio sull’Oxford Canal e tratta di un omicidio avvenuto nel 1859, oltre cent’anni prima: Joanna Franks, una giovane donna che doveva raggiungere il marito e, per risparmiare, viaggiava su una chiatta, era stata trovata morta nel canale dopo essere stata violentata. Accusati del delitto, i quattro barcaioli che la trasportavano erano stati condannati: due all’impiccagione, uno ai lavori forzati in Australia e l’ultimo era andato assolto solo in considerazione della giovane età. In questa soluzione del caso c’è però qualcosa che non convince Morse, il quale, aiutato dal suo collaboratore Lewis e da una graziosa e gentile bibliotecaria della Bodleiana, svelerà, in modo sorprendente, la verità dei fatti…

La fanciulla è morta è l’ottavo giallo della serie di Sellerio che ha come protagonista l’ispettore Morse, geniale e solitario personaggio non privo di humour, molto amante degli alcolici, dell’enigmistica e della musica di Wagner. Colin Dexter, che è lui stesso uno dei massimi specialisti britannici di enigmistica e di parole crociate, ha costruito qui la risoluzione esemplare di un “cold case” nel rispetto della più pura tradizione anglosassone: il poliziesco è tutto basato sul metodo deduttivo, sull’osservazione dei più minuti particolari, sulla ricerca delle più nascoste contraddizioni, sulla messa in discussione di ogni risultato, al di là di qualsiasi inequivocabile apparenza. Tutto ciò all’insegna della misura e dell’ironia, con qualche indulgente ammiccamento all’abitudine del protagonista di fantasticare sulla bellezza - nascosta o palese che sia - delle figure femminili che lo circondano, lo sorreggono e perfino lo rimbrottano.