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La frantumaglia

La frantumaglia

“Mia madre mi ha lasciato un vocabolo del suo dialetto che usava per dire come si sentiva quando era tirata di qua e di là da impressioni contraddittorie che la laceravano. Diceva che aveva dentro una frantumaglia”. Una frantumaglia. Le parole lucide profonde spezzettate, a volte mai spedite ai destinatari, di Elena Ferrante raccontano la scrittrice e le sue paure, i sogni e le riflessioni. Proprio una frantumaglia, sì. Sono lettere, queste, che rivelano senza scoprire...

Potrebbe essere definito un epistolario, se solo lo fosse davvero. Elena Ferrante – misteriosa e ritrosa autrice de L’amore molesto, I giorni dell’abbandono, La figlia perduta – risponde ai propri editori, a qualche intervistatore che è riuscito a colpire la sua fantasia o a convincere la casa editrice, al regista del film L'amore molesto, agli ascoltatori della trasmissione radiofonica Fahrenheit: lo fa concedendosi e ritraendosi, riflettendo sulla vita che deve essere un equilibrio in cui la scrittura non prevarichi assumendo importanza eccessiva e travolgente, rimuginando sulle proprie opere come se avesse bisogno di rileggerle, immaginando la nascita di un film e visualizzando scene che mai avrebbe pensato di rendere concrete. Rifiutando interviste, anche, con lettere che rivelano più che nascondere e affascinano per un tortuoso ritornare sempre su tentazioni e dubbi, paura e ritrosia. L’aspetto migliore di questo libro, che ondeggia tra l’operazione commerciale smaccata e l’indagine introspettiva, è la scrittura di Elena Ferrante: meravigliosa l'intuizione su cosa significhi scrivere, su cosa accada a chi si immerge in una storia per poi lasciarla agli altri, abbandonandola dopo averla vissuta nella sua totale intensità. Le lettere sono riflessioni, veri e propri pezzi di bravura, e coinvolgono anche un lettore poco amante di monografie basate su una corrispondenza che forse dovrebbe restare privata. La stessa Elena Ferrante, in qualche punto del libro, dice degli scrittori che dovrebbero restare nascosti, perché siano solo i libri a manifestarsi, evitando al mondo altre visioni personali e poco interessanti: viene allora da chiedersi perché sia nato La frantumaglia, anche se le ore passate su questo libro risultano particolarmente piacevoli, soprattutto per la classe innegabile dello stile dell’autrice.