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La furia della marea - La saga di Poldark

La furia della marea - La saga di Poldark

1798. Il capitano Ross Poldark sta tornando a casa a bordo di una carrozza sulla quale viaggiano altri passeggeri. Tra questi anche il vicario Osborne Whitworth, robusto e abbigliato all’ultima moda, tanto che senza il collare clericale potrebbe essere scambiato per un dandy. Whitworth non smette di parlar un attimo, consapevole di avere come compagno di viaggio un membro del parlamento, tenta in tutti i modi da una parte di ingraziarsi Ross Poldark, dall’altra di rendersi ai suoi occhi importante, ottenendo il risultato contrario. Mentre Ross prosegue l’ultima parte del viaggio, finalmente libero dall’ingombrante presenza del vicario, Demelza Poldark sta bevendo il tè con la graziosa e tranquilla Rosina Hoblyn, ancora nubile dalla tragica fine di Charlie Kempthorne. Demelza la stima e pensa che potrebbe essere una buona moglie per uno dei suoi fratelli, così inizia a pensare a chi dei due e come riuscire a creare l’opportunità di un incontro. Sebbene già in passato il suo immischiarsi nella vita degli altri sia stato causa di molti guai, alla fine l’aver favorito l’incontro tra la cugina di Ross, Verity, e il capitano di marina di Falmouth ha dato luogo una relazione forte e gioiosa quindi per Demelza questo risultato e l’affetto per i fratelli e per Rosina sono valide giustificazioni per le peripezie della vita scaturite dalle sue iniziative per far emergere eventuali affinità. Demelza è appena giunta a questa conclusione che vede, in cima alla collina un uomo a cavallo…

Il settimo volume della saga dei Poldark, La furia della marea, inizia con diversi capitoli in cui i personaggi riassumono gli eventi passati e si presentano nella situazione attuale, quindi per chi ha recentemente letto i libri precedenti forse questa prima parte può risultare ripetitiva, tuttavia sebbene gli eventi siano noti, ciò che è interessante proprio il punto di vista del racconto lasciato ai vari personaggi. I personaggi si ritrovano a affrontare la furia delle tempeste emotive, nel tentativo di salvare dal naufragio le loro relazioni, rivelano il loro lato romantico, attuano scelte di resilienza. L’ambientazione si amplia, non più solo i territori della selvaggia Cornovaglia, ma anche il caos e l’irrequietezza di Londra, con il centro elegante, opulento e la periferia povera, sporca e degradata. La ricostruzione storica è minuziosa, rende chiara e palpabile l’atmosfera politica e sociale dell'Europa di fine settecento; l’autore utilizza le conversazioni tra i personaggi per trasmettere le informazioni in maniera vibrante ma naturale, riesce così a non appesantire la narrazione, che resta elegante, con un linguaggio poetico e comprensibile. Il libro si chiude con la fine del XVIII secolo e con profondi cambiamenti, irreversibili, nella vita di tutti i personaggi. Graham suggerisce la filosofia del carpe diem, nella vita mai niente è definitivo, neppure l’amore vero e profondo, in ogni momento può arrivare la furia delle maree e ribaltare ogni cosa; va avanti solo chi riesce a accogliere l’altro così come è, senza la volontà di mutarlo, nel rispetto dei sentimenti e dei tempi.