La Gang del pensiero

La Gang del pensiero

Che consiglio dareste a uno che si risveglia in uno strano appartamento, con un’emicrania post sbronza, nudo come un verme, circondato da riviste pedopornografiche e senza la più pallida idea di come ci sia finito in quel posto, mentre la polizia sta abbattendo la porta a mazzate? Ebbene, eccone uno: cercate di essere gentili e di buon umore. E così fa Eddie Coffin, filosofo di mezza età fuori dagli schemi (da qualsiasi schema) e sopra le righe (sopra e sotto qualsiasi riga). Eccentrico, alcolizzato, calvo e sovrappeso, non riesce a liberarsi del proprio talento, tanto da lamentarsene. Ha il dono di incantare le persone senza volerlo e senza averne il bisogno. Pensa che “gli eliasti facevano benissimo a adorare il sole; è una cosa che vale la pena veramente di idolatrare. Non ti serve molto altro. Gli stoici sono stati i primi tipi da spiaggia”. Nella sua vita ha fatto di tutto: ha insegnato, a scritto libri, truffato fondazioni, gestito un bordello, è andato in guerra e, da quando ha conosciuto Hubert (ex galeotto senza una mano, senza un piede, senza un occhio), anche rapinatore di banche in Francia. C’è qualcosa di mitologico nella loro fortuna che li trasforma in divinità immortali. Loro stessi se ne stupiscono. “Contenevo a stento l’impulso di gridare: ma non è evidente chi sono?” pensa Eddie durante una rapina. Si fanno chiamare La Gang del pensiero, si fanno beffe delle forze dell’ordine, tanto da devastare l’appartamento del poliziotto che li insegue per tutta la regione. Per due volte Eddie si risveglia in un posto sconosciuto e per due volte viene rilasciato con tante scuse, nonostante tutti lo cerchino. Sembrano invisibili, sono invincibili. Quando anche rapinare le banche diventa una routine, Hubert programma l’ultimo colpo, quello più memorabile, il classico colpo del secolo...

Lo ammetto, un po’ vorrei essere come Eddie Coffin: pieno di talento, fortunato cronico, tanto che, anche quando viene pestato da due energumeni, alla fine ne ricava comunque qualcosa di buono. Ma non è solo per quella fortuna che lo segue dappertutto che il personaggio di Eddie è pieno di fascino. Ha un’intelligenza, un modo strafottente di interpretare la filosofia, di godersi la vita, il cibo, l’alcol e gli amori che, accidenti, non invidiarlo è praticamente impossibile. Lui e Hubert fanno il paio. Eddie è letteralmente l’altra metà di Hub, al quale manca mezzo corpo, mentre al filosofo avanza adipe. Da quando l’ex galeotto lo ha incontrato, cercando di rapinarlo, i due hanno viaggiato in lungo e in largo per la Francia svaligiando banche, in compagnia di un topo di nome Talete. Ciascuno promette all’altro che, dopo essere morto, tornerà a fargli visita per spiegargli com’è che funziona. A dire il vero, Eddie ci ha provato con una sensitiva, richiamando lo spirito di Ipponatte, antico poeta greco, bandito ed esiliato dalla sua patria. Esilarante la scena, così come Tibor Fischer ce la descrive. Ed ascoltandolo parlare per bocca della sensitiva, si capisce anche il perché. “Chi veniva preso di mira da lui si suicidava. Si diceva che perfino passare vicino alla sua tomba fosse pericoloso. Ecco qualcuno da invitare alla festa; e se c’era uno che avrebbe accettato l’invito di un filosofo fallito e rapinatore di banche, era proprio Ipponatte.” Quello che Eddie e Hubert fanno, rapinando banche, è utilizzare il metodo della zetetica, cercando di sviscerare la ragione delle cose per trovare la verità, che però non verrà mai raggiunta. Un tentativo continuato, senza fine, coraggioso e spregiudicato, sprezzante di tutto e tutti. Ve lo ricordate Sotto il culo della rana, il romanzo d’esordio di Tibor Fischer, uscito nei primi anni Novanta? La Gang del pensiero lo segue a ruota, per tiro e potenza. Se non lo avete già letto nell’edizione precedente, ecco un’occasione imperdibile per riscoprire un romanzo e un grande autore.

LEGGI L’INTERVISTA A TIBOR FISCHER



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