La gentilezza dell’angelo

La gentilezza dell’angelo

Esiste una vera e propria “corrente stilnovistica” di cui fanno parte i “Fedeli d’Amore”, per stili e temi in antagonismo con la scuola poetica che fa capo a Guittone D’Arezzo o Bonagiunta Orbicciani e “accomunati dallo stile e da una medesima intenzione poetica”? Quello che è certo è che lo Stil Novo abbraccia un periodo di una decina d’anni circa a partire dal 1280 e che ha i massimi rappresentanti nella triade Dante Alighieri, Guido Guinizzelli e Cino da Pistoia – oltre a Giudo Cavalcanti -, nel solco dei quali si inseriscono gli epigoni. In controtendenza rispetto ai dettami della scuola siciliana e trobadorica – che pure è da considerarsi fondamentale “palestra letteraria” sia per aver utilizzato letterariamente il volgare illustre sia per essere stata esportata al di fuori della terra d’origine, in Toscana – e in opposizione alla “poesia civile” fiorentina, la nuova poetica conosce due elementi preponderanti, l’amore e la filosofia, incentrati su una visione raffinata e completamente nuova della Donna. Se prima la “Gentilezza” della donna era celebrata all’interno di una formalizzata relazione feudale tra la Domina e il Cavaliere tenuto al servitium amoris, adesso la figura femminile è contraddistinta dalla nobiltà, in una “nuova dimensione sociale laicizzata” che “non consiste più nella discendenza di sangue” ma risiede nel cuore, “organo eletto a topos erotico fondante”. Così la Donna, grazie al processo di elevazione spirituale messo in atto dall’Amore personificato, è in grado di suscitare il sentimento nel cuore del poeta “permettendo così la purificazione dell’anima e l’ascesa nella sfera del Bene Morale, attraverso un vero e proprio processo di nobilitazione spirituale”. Ed ecco che la Donna Angelo, con questa azione purificatrice che le appartiene, permette che nella poesia avvenga il superamento del contrasto tra amore terreno e Amore Divino, sì che il concetto di nobiltà derivi dall’esperienza amorosa. Quindi, l’esperienza d’Amore “ha un fondamento filosofico e teologico di tipo trascendente”. Nascono così versi destinati a diventare programmatici, paradigmatici e immortali: “Al cor gentil rempaira sempre amore”…

Sonia Caporosso, docente, musicista, musicologa, scrittrice, poeta, critico letterario, artista digitale, si occupa di estetica filosofica e di filosofia del linguaggio, e ha già pubblicato saggi e raccolte di poesia. Questa piccola e agile antologia è dedicata a quel momento innovativo e fondamentale per la storia della letteratura e della lingua italiana, che non ebbe forse una vera e propria scuola ma certo maestri che oggi annoveriamo tra i padri, appunto, della nostra lingua e della nostra letteratura. Una parte introduttiva definisce brevemente lo Stilnovismo da un punto di vista storico e cronologico ed evidenzia eredità e innovazioni rispetto alla poesia cortese e trobadorica e alla cosiddetta Scuola Siciliana. Quindi illustra i mutamenti degli ideali che sottende e i topoi che lo definiscono, attraverso suggestioni filosofiche e teologiche diversamente articolate ed espresse dai vari esponenti. Seguono brevi capitoli dedicati ciascuno ad uno di sette poeti, tra quelli considerati i massimi rappresentanti, gli epigoni e coloro che, in modo diverso, hanno avuto un ruolo fondamentale per avendo affinità maggiori con poetiche immediatamente precedenti nel tempo o coeve. Compresi poeti che, da un punto di vista personale o dell’affinità poetica, sono stati vicino a Dante, ovviamente ritenuto il riferimento assoluto e quello più alto, per poi allontanarsene. All’interno di ciascuno di questi capitoli, la curatrice ha inserito i sonetti ritenuti rappresentativi e fondamentali per la conoscenza dell’autore di volta volta preso in considerazione, e per ciascuno di essi fa una analisi stilistica, metrica, contenutistica, critica. Conclude il libriccino un utile capitoletto dedicato alla metrica intitolato Breve storia della metrica stilnovistica, particolarmente interessante per chi, nonostante gli studi, non abbia avuto modo di approfondirla, cosa abbastanza frequente purtroppo. L’intento divulgativo della breve antologia ragionata non impedisce di considerarla particolarmente utile, inoltre, a chi studia o si interessa di italianistica e di Dante in particolare, grazie anche ad un apparto critico molto curato. Per citare ancora l’autrice, il libretto è perfetto per “avvicinare allo Stilnovo chi con esso ha scarsa familiarità, e […] rinnovare l’interesse per alcuni dei suoi aspetti in coloro che lo conoscono bene”.



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