La giusta distanza

La giusta distanza

Lui è in aereo e per caso, o forse per noia, sta guardando l’hostess che ha appena riattaccato, con una lentezza eccessiva, preoccupante, la cornetta del ricevitore collegato con la cabina di pilotaggio, poi ha appoggiato una mano sulla bocca, per cercare di contenere la paura. L’aereo inizia a tremare, si accende il segnale che invita ad allacciare le cinture e, mentre le maschere dell’ossigeno esplodono nello spazio davanti ai passeggeri è normale per lui cercare un contatto. Così afferra la mano bianca e gelata accanto alla sua e i due si guardano senza parlare, aspettando, forse, la fine. Ospitati in un hotel, a pericolo scampato, in seguito alla procedura di assistenza ai passeggeri dopo un atterraggio di emergenza, è naturale farsi assegnare la stessa stanza. Potevano morire entrambi, quindi questa notte sarà la loro notte, una notte in cui si parleranno senza emettere alcun suono, si ameranno senza riscatti, si offriranno l’un l’altro senza interpretare un ruolo e lui dimenticherà di essere un uomo sposato che omaggia il dono della vita in un’anonima stanza d’hotel. E lei? Lei è Aurora, una ragazza per cui la famiglia è stata la cosa più inaffidabile della vita. Per questo quando un giorno, da ragazza, la professoressa di matematica aveva definito la sua materia un porto sicuro, lei ha deciso di studiare proprio matematica all’università, come aveva sempre sognato di fare sua madre prima di lei. Anche perché sperava che scegliere di coltivare il sogno della madre le avrebbe impedito di perderla davvero. Ma non è stato così: la madre di Aurora si è ammalata e, il giorno in cui l’hanno operata per la prima volta, Aurora ha conosciuto Luca, che le sapeva parlare da uomo adulto e sembrava percepire il suo vuoto. Luca la corteggiava in modo sicuro ed affidabile ed aveva già dei progetti precisi per il futuro, il loro futuro insieme…

La matematica non mente, ma, pur essendo utile alla vita, non riesce a spiegarla. E non riesce a spiegare qual è la giusta distanza per una coppia, quella che misura l’intensità di un amore, quella che riesce ad accendere – o a riaccendere – il fuoco in una relazione. Sara Rattaro, che da sempre ha abituato i suoi lettori ad un’accurata ed approfondita analisi delle debolezze e dei sentimenti umani, pone la sua attenzione questa volta sull’altra faccia dell’amore, quel “mentre” che non è più innamoramento e non è ancora fine. Quella tra Aurora e Luca non è una storia semplice; si sono scelti ed amati, ma si sono anche odiati ed abbandonati. I due sono una coppia prima che Aurora parta per Londra e lo sono anche dopo, quando lei torna a casa, dopo che la sua vita le si è infranta tra le mani. E, pur tra le mille difficoltà, la loro storia si consolida e sfocia nel matrimonio, scelta ricca di incognite, perché la vita inevitabilmente ci trasforma, così come lo scorrere del tempo deforma le cose e modifica le persone. Ecco allora che le incomprensioni, la fatica, le frustrazioni, le delusioni, possono finire per spingere a tirare i remi in barca e a dire basta. Aurora e Luca non lo fanno, sono due sopravvissuti – in senso letterale e metaforico – al dolore, alle ferite della vita che li ha più volte allontanati e riuniti, alla fatica del vivere quotidiano, sono due cuori alla ricerca della giusta distanza. Sì, perché “in una relazione umana, la distanza è il più breve percorso intrapreso da due persone per incontrarsi” e l’amore non è soltanto la passione e la felicità dell’inizio, né è il rancore della fine. L’amore è perdono, è pazienza, è aspettarsi alla giusta distanza, è afferrare una mano d’istinto quando si teme di essere sul punto di morire, è una stretta da sopravvissuti che può riavvicinare una volta ancora e che può concedere un’altra possibilità, l’ennesima.



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