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La lentezza

La lentezza

Milan e la moglie Vera decidono di passare la notte in un castello francese, uno dei tanti che col tempo hanno adibito ad albergo, e proprio quella sera si svolgerà nello stesso un convegno di entomologia. Personaggio di punta della serata è Berck, intellettuale con l’urgenza di apparire a tutti i costi, che nel frattempo è perseguitato da Immacolata, sua ex compagna di classe. Lei respinse il suo amore ai tempi del liceo, ma ora, dopo averlo visto in televisione nei panni del buon samaritano vicino a una bambina nordafricana, capisce di amarlo e di voler riesumare quel rapporto ormai sepolto. Al tavolo con l’elenco degli invitati, prima dell’inizio del convegno, si presenta un signore sulla sessantina con un’aria solenne che certifica la sua importanza, o almeno così sembrano intuire i presenti. È uno scienziato ceco costretto a fuggire per motivi politici dalla propria patria dopo la primavera di Praga, che per mesi dovette reinventarsi come muratore. Qualche metro più in là due giovani appartati hanno un’aria complice e lanciano frecciatine di disprezzo a destra e manca: sono Vincent e Julia, si sono conosciuti lì. Si sentono fuori luogo in mezzo a quella gente, e infatti nel giro di poco abbandonano la sala per cercare un po’ di intimità. Un’altra storia d’amore, infine, è quella tra un gentiluomo ventenne e una certa madame de T.: nonostante la giovane donna sia impegnata in una relazione, si fa accompagnare dal suo corteggiatore dopo la serata passata a teatro, e la carrozza dei due si ferma davanti alla scalinata di un castello di campagna dove vengono accolti dal marito della donna...

Primo romanzo in lingua francese dello scrittore ceco emigrato in Francia dopo la primavera di Praga, La lentezza è analizzabile su più livelli. Da una parte abbiamo Kundera stesso, con la moglie Vera; dall’altra un convegno di entomologia. La trama è ridotta all’osso, ci viene data quindi un’essenzialità dell’azione, ma che è tuttavia significativa. Si può notare infatti, lungo tutta la produzione dell’autore, un progressivo sfaldamento della trama e della narrazione classica, così che i personaggi possano giungere ai noi lettori come corpi che incarnano un’idea, un concetto. La coppia Vincent-Julia, presente al convegno, rappresenta l’amore veloce, consumato con foga, e perciò volgare e fallimentare; la coppia Madame de T.-giovane gentiluomo (storia presa in prestito da un racconto del 1777 di Vivant Denon, Senza domani) invece rappresenta l’amore lento, in un tempo dilatato che accresce il desiderio di entrambi e che proprio in questo desiderio trova la sua forza. Questi due tipi di amore sono il riflesso della società di cui i personaggi fanno parte, e perciò Kundera mette a confronto da questo punto di vista due epoche, il Settecento e il Novecento. La riflessione principale del romanzo verte infatti su questa contrapposizione: lentezza e velocità. Quest’ultima è presa da Kundera come una forma di estasi, la velocità della macchina che l’uomo venera. “L’uomo che corre a piedi è sempre preso al proprio corpo (...) quando corre avverte il proprio peso e la propria età, ed è più che mai consapevole di se stesso e del tempo della sua vita. Ma quando l’uomo delega il potere di produrre velocità a una macchina, allora tutto cambia: il suo corpo è fuori gioco, e la velocità a cui si abbandona è incorporea, immateriale’’. La lentezza, dall’altro lato, permette di vivere le situazioni, i momenti, con maggiore partecipazione, emotiva e fisica, e permette di dare a questi una forma, mentre la velocità è legata all’oblio e alla dimenticanza. Un altro aspetto affrontato è quello della gloria. È al centro del romanzo, ed è una vera e propria ossessione: sono tutti bombardati dall’immagine di gente famosa, e tutti contemplano e bramano la possibilità di diventare oggetto di una simile gloria. Da qui l’idea del ‘ballerino’, esposta da uno dei personaggi, Pontevin. “Il ballerino si distingue dall’uomo politico per il fatto che non desidera il potere ma la gloria, e che non desidera imporre al mondo questa o quella organizzazione sociale (...) bensì occupare la scena perché il suo io possa rifulgere. Per occupare la scena bisogna cacciarne via gli altri’’, e a seguire la continua lotta tra i ballerini (personaggi pubblici, attivisti, etc...). L’autore poi entra nella metaletteratura, e ci svela l’artificiosità di quei personaggi che sta tratteggiando senza nascondere che sono frutto della sua penna, tra i quali compare anche uno scienziato ceco esiliato (figura ricorrente, proprio perché come l’autore anche molti artisti e personaggi di rilievo furono costretti a emigrare dalla Repubblica ceca dopo il ’68). Il monito di Kundera, alla fine, è quello di riscoprire l’attesa, il desiderio, e non abbandonarsi con rassegnazione all’impersonale e freddo utilitarismo della tecnica, forse vera protagonista del nostro tempo.