La lettrice della stanza 128

La lettrice della stanza 128
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Per fortuna qualcuno ha dimenticato quel manoscritto nel cassetto del comodino alla destra del letto matrimoniale nella stanza 128 dell’albergo “Beau Rivage”, nei pressi del Mer d’Iroise. In questo modo il marito di Anne-Lise ha potuto evitare il malumore della moglie. Sì, perché lei non riesce proprio ad addormentarsi se prima non legge qualche pagina di un romanzo, ma ha dimenticato di portarlo con sé durante quel fine settimana in riva al mare e la sua famiglia sa bene che in genere diventa una belva se deve fare a meno di quel momento tutto per sé. Pertanto, trovare il manoscritto dimenticato è stata una salvezza per tutti. Anne-Lise ha cominciato a leggere quelle pagine e le ha trovate interessanti, molto interessanti. A pagina 156, poi, nello spazio bianco tra due capitoli, ha trovato un indirizzo: che sia quello dell’autore del manoscritto? Chissà. E si tratterà di un uomo o di una donna, di un giovane o di una persona anziana? L’unico modo per scoprirlo è inviare il libro - una volta rientrata a Parigi - all’indirizzo indicato, insieme ad una lettera nella quale Anne-Lise chiede al destinatario della missiva unicamente di confermarle di aver ricevuto il pacco. E Sylvestre, giorni dopo, glielo conferma eccome: si tratta di un testo che ha smarrito trenta anni prima, durante un viaggio a Montréal, dove si era recato per ottenere un parere su quanto aveva scritto, insieme magari a qualche consiglio, da un noto critico letterario, suo conoscente. Dopo essersi accorto di aver perso il suo manoscritto, Sylvestre lo aveva cercato per mesi, aveva chiesto a steward, hostess, addetti alla manutenzione, inservienti degli aeroporti di Montréal e di Parigi, ma niente da fare. Il testo era andato perduto, e con esso anche le sue velleità di scrittore. Ed ora, grazie ad Anne-Lise, lo ha ritrovato, finalmente, anche se, nella lettera che le scrive, le confessa che, in realtà, la versione originale terminava proprio a pagina 156. I capitoli successivi ed i versi in appendice non sono opera sua, qualcun altro deve averli aggiunti in seguito. Ma chi? E perché?

Il viaggio di un manoscritto, che diventa un viaggio nei ricordi e nei sentimenti, un viaggio tra vite complicate e difficili, un viaggio nel dolore e nella sofferenza, un viaggio verso la speranza e la voglia di rinascere. La storia di un libro speciale, capace di mutare in modo radicale le vite di tutti coloro che ne sono entrati in possesso. Sì, perché il manoscritto ritrovato da Anne-Lise nella camera 128 di un albergo, è passato di mano in mano e chi lo ha letto ha trovato in quelle pagine beneficio e conforto, arrivando anche a cambiare la propria visione della vita. Ricostruire i passaggi che hanno portato il libro da Sylvestre, che ne ha scritto la prima parte, ad Anne-Lise, che lo ha ritrovato oltre trenta anni dopo, non è affatto semplice, ma dalla fitta corrispondenza epistolare tra i due si sviluppa a poco a poco un vero e proprio sentimento di amicizia, che finirà per coinvolgere altri protagonisti che, sempre attraverso la lettera come strumento di comunicazione, contribuiranno a sistemare tutte le tessere del puzzle e a trovare tutte le risposte in una vera e propria caccia al tesoro, capace di mantenere costantemente viva l’attenzione e la curiosità del lettore. Un romanzo corale, punteggiato da personalità diverse e ben delineate attraverso lo scambio epistolare di ciascuna di esse, che pone al centro di tutto le parole ed il loro enorme potere. Una riflessione sulle proprietà terapeutiche di un buon libro e di una buona lettura, capace di arrivare al cuore del lettore e di emozionarlo, coinvolgendolo. Una storia semplice, ma dalla struttura narrativa originale, in cui ogni lettera si aggancia a quella successiva con estrema fluidità; un romanzo singolare e delicato, tenero e divertente con una piccola nota di mistero. Un piccolo gioiello.



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