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La lotteria

27 giugno. È il giorno che tutti aspettano: gli abitanti del villaggio sono accorsi e passano il tempo tra risa e pettegolezzi, in attesa del rito annuale della lotteria. Tutto il paese partecipa: i bambini sono stati tra i primi ad arrivare, e a scegliere, tra i sassi, i più rotondi e lisci, con cui si sono riempiti le tasche… Lei ha dormito male, preda di strani sogni e frequenti risvegli. Del resto, un pò di agitazione è del tutto normale, la notte prima delle proprie nozze. Pregusta la vita che la attende con Jamie: lui destinato a diventare uno scrittore affermato, una dimora di campagna, dove lei già si vede cucinare la torta margherita, il pollo fritto, preparare la salsa olandese. Ma il tempo passa, le ore di ritardo sono quasi tre, e dello sposo nessuna traccia… Mrs. Arnold è agitata di fronte al medico. Ha deliberatamente evitato di coinvolgere il dottor Murphy, che segue di solito lei e suo marito. Ha bisogno assolutamente di sapere se davvero si trovi sul punto di impazzire… Mrs. Wilkins e Mrs. Straw hanno selezionato con cura il ristorante: un locale rispettabile, con una ottima cucina, perfetto per due donne sole che si vogliono concedere “una cena blandamente eccitante”, rallegrata da uno spettacolo di varietà. Certo, i tavoli liberi non sono molti, e quello che le due signore hanno scelto, vicino all’entrata per gli artisti, offre una modesta visuale. In scena, dopo una coppia di ballerini, fanno il loro ingresso un ventriloquo ed il suo fantoccio. Ad osservarli, seduta ad un tavolo vicino, una ragazza con uno sfavillante vestito verde elettrico…

Il 26 giugno del 1948 sul settimanale “The New Yorker” veniva pubblicato La lotteria, un racconto firmato da una scrittrice agli esordi, e destinato a scatenare una incredibile serie di reazioni, per lo più negative, da parte dei lettori, alcuni dei quali non si limitarono a scrivere lettere indignate, ma arrivarono a disdire l’abbonamento al magazine. Shirley Jackson, ricordando quanto accaduto, negli anni ’60 ne aveva tratto il nucleo di uno dei discorsi che pronunciava quando invitata a parlare in pubblico (lo si può rintracciare con il titolo Biografy of a Story, ed è apparso in appendice alla monumentale antologia Shirley Jackson: Novels and Stories, edita dalla Library of America e curata da Joyce Carol Oates): “Delle oltre trecento lettere ricevute nel corso di quella estate (dopo la pubblicazione del racconto, N.d.R.), ne ho contate solo tredici che contenevano frasi gentili nei miei confronti, e la maggior parte proveniva da amici”, scriveva, non mancando di annoverare tra le lettere “ostili” anche quella di sua madre (“È il tipo di storia cupa a cui pensate voi giovani di questi tempi. Perché non scrivi qualcosa che rallegri le persone?”). Quel che rende La lotteria un classico in grado di turbare ancora oggi il lettore, e superare il confine della letteratura di genere, è la capacità della scrittrice di fotografare in modo nitido la ferocia e la capacità autoassolutoria - anche di fronte al più esecrabile tra gli atti -, nascoste nell’uomo comune, suscitando risentimento, indignazione, ma, soprattutto, una forma di curiosità morbosa che offre una temibile conferma circa la sensibilità del nervo scoperto toccato (“All’inizio i lettori non erano particolarmente sconvolti dal significato della storia: ciò che davvero volevano sapere era dove queste pratiche si tenevano, e se potevano assistervi” - annotava amaramente). Il racconto in lingua originale è ancora rintracciabile nella versione on line della rivista (https://www.newyorker.com/magazine/1948/06/26/the-lottery). In questa raccolta trovano spazio altre storie da antologia: Lo sposo, che mescola ingredienti del thriller psicologico e della ghost story; Colloquio, ove il tema centrale - l’incapacità di adeguarsi ai modelli di una realtà in rapida evoluzione, a cui altri riescono, pur ricorrendo a maschere e paraventi, in qualche modo ad aderire - sembra essere sotteso da una dolorosa nota autobiografica; Il fantoccio, dove l’autrice, nelle ultime righe, socchiude magistralmente un uscio al di là del quale la fantasia del lettore non può far a meno di scorgere ombre inquietanti.