La madre sconosciuta

Inghilterra, 1874.Quante volte Agnes ha contato i gradini che stanno tra il piano inferiore e il piano superiore di Perdita Hall, l’orfanotrofio in cui è cresciuta! Sono diciassette, più larghi in basso e più stretti dopo la svolta nella scalinata, che conduce ad un pianerottolo in cui si trova l’ufficio del capitano Forest. Agnes conosce quel percorso alla perfezione, dal momento che è stata trascinata proprio nell’ufficio del capitano molte volte, per diverse infrazioni. Forest le ha sempre dato l’impressione di un uomo gentile, ma piuttosto distratto. Oggi è ben diverso lo spirito con cui sale i gradini e bussa alla porta; Agnes ha diciannove anni ormai, non è più una bambina e tutto sta per cambiare. Forest è seduto dietro un’ampia scrivania e la luce primaverile che entra dalla finestra gli illumina i baffi e le basette color argento. Quando Agnes si siede, il capitano inforca un paio di occhiali e comincia a scartabellare i documenti che ha di fronte a sé. Poi, con piglio autoritario le comunica che, avendo compiuto diciannove anni, non ha più l’obbligo di risiedere a Perdita Hall. Potrà andarsene e le verranno consegnate una lettera di referenze e una piccola somma di denaro, necessaria per pagarsi il viaggio fino a York alla ricerca di un lavoro e un mese di affitto. Agnes ascolta con attenzione, poi comunica a Forest che non ha intenzione di fermarsi a York, anche se in realtà non sa ancora bene cosa farà, una volta lasciato l’orfanotrofio. Ha scritto ad una casa di accoglienza per donne, che la ospiterà per qualche settimana e l’aiuterà a cercare lavoro, ma spera di trattenersi lì solo per un mese, il tempo necessario per mettere da parte qualcosa, per poi andare a vivere in un luogo in cui si veda il mare. Agnes non l’ha mai visto. Poi c’è un altro sogno che Agnes intende realizzare: verificare se i suoi sospetti sono fondati e se davvero Genevieve, la figlia di Lord Breckby, è sua madre, quella madre che l’ha abbandonata subito dopo averla partorita…

Due diversi piani temporali, due storie distinte che si intrecciano tra passato e presente per una vicenda al femminile che racconta di legami familiari, di abbandoni e ostinazione, di ribellione e passione. Kimberley Freeman, utilizzando come spunto gli stralci di lettere ritrovate da Tori nell’ufficio della madre Margaret, invita il lettore a compiere un salto temporale di due secoli e a seguire Agnes nel lungo viaggio che la conduce, da Londra all’Australia, alla ricerca della madre e, allo stesso tempo, alla scoperta di una verità sorprendente ed inattesa. Quando alla professoressa di storia del Locksley College di Bristol Margaret Camber viene diagnosticato l’Alzheimer, alla figlia Tori non resta che far ritorno in Inghilterra dall’Australia e calarsi nel ruolo di madre, proprio lei che madre non è, proprio lei cui la mancata maternità crea ancora tanta sofferenza. Tra i vari documenti che la ragazza trova sulla scrivania nell’ufficio di Margaret, c’è lo stralcio di una lettera che la porta a intraprendere un viaggio tra le parole di una donna, che non ha mai potuto conoscere la propria figlia, e l’ostinazione di una giovane ragazza, Agnes, che nell’Inghilterra di fine Ottocento, lasciato finalmente l’orfanotrofio in cui è cresciuta, si mette alla ricerca della madre perduta. Ostinata e cocciuta al limite dell’insopportabile, la ragazza non si fa mancare nulla e, tra fughe, tempeste e viaggi attraverso la giungla, travalica i limiti imposti dalla società dell’epoca e si spinge fino a Parigi, in India e in Australia per trovare risposte, per riannodare i fili del suo passato e per definire una volta per tutte il proprio ruolo. Semplice e scorrevole, il romanzo della Freeman è consigliato a chi sia alla ricerca di un romanzo d’evasione, non eccessivamente impegnativo ma ben scritto. Unico neo, la parte di narrazione che ha Tori come protagonista, tolto il pretesto del ritrovamento della lettera, risulta superflua nel contesto della vicenda e non offre molto all’intero racconto. Forse il suo ruolo si sarebbe dovuto limitare a quello di voce narrante della storia di Agnes, vera protagonista del romanzo.

 


 

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