La montagna dell’anima

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All’alba un uomo di mezza età sale su una vecchia corriera diretta a sud. Sente favoleggiare di un luogo, Lingshan, la montagna dell’anima, dove tutto si conserva allo stato primordiale. In un diverso punto della Cina uno scrittore perseguitato dal regime, zaino in spalla, parte alla ricerca di canti popolari della tradizione. I due si avvicendano nel racconto di un lungo viaggio attraverso villaggi semideserti, risaie e impervie stradine di montagna durante il quale fanno una moltitudine di incontri con gente d’ogni risma. Vecchi montanari suggeriscono rimedi per difendersi dal temibile serpente qi, giovani e diafane fanciulle appartenenti alla minoranza miao intonano canti d’amore in riva al fiume. A sera uno dei protagonisti, io, si imbatte in un vecchio per metà nascosto da un baracchino malandato, che, spacciatosi per monaco, promette, in cambio di un lauto pranzo di celebrare per lui un’autentica cerimonia taoista. Tu, nel suo ininterrotto dialogo con una giovane infermiera, narra storie di briganti e di fanciulle suicide per amore, di donne butterate e illividite dall’invidia che causano la rovina di altre con le quali Natura è stata più generosa. Una conquista, forse, in ultimo per i due protagonisti: la consapevolezza che eventi apparentemente nefasti segnano svolte positive nelle esistenze, realizzano destini. Così se Li Bai (meglio noto in Italia come Li Po) non fosse stato scacciato dall’imperatore Xuanzong non sarebbe divenuto poeta e non sarebbe mai nata la leggenda del poeta ubriaco morto mentre tentava di pescare la luna nelle acque del fiume...

Che ogni viaggio sia metafora di un percorso interiore sembra ben saperlo Gao Xingjian, che intorno al concetto-cardine di cammino costruisce un edificio imponente, un’opera colossale che nel 2000 gli vale il premio Nobel per la letteratura, primo cinese ad essere insignito del prestigioso riconoscimento. Nato a Ganzhou, nella provincia meridionale dello Jangxi, è artista poliedrico duramente vessato dal regime cinese. Costretto a bruciare parte della sua smisurata produzione, risponde alla dura repressione con un irriducibile desiderio di autonomia ed una curiosità ostinata che lo spinge, dopo un’errata diagnosi di tumore ai polmoni, a partire per un lungo viaggio nel sudovest della Cina. La montagna dell’anima è il racconto di questo lungo peregrinare senza meta e scopo sebbene “non avere una meta sia comunque una meta, e cercare sia di per sé un obiettivo, al di là del contenuto”. Un monologo a più voci, un tentativo di pacificare contrasti interiori trasfigurandoli e trascendendoli. Un’opera che simula la teatralizzazione dell’interiorità del protagonista diviso tra una vita reale, quella di “io” ed una di fantasia, quella di “tu”. Quella di Xingjian è una penna evocativa, generatrice di nostalgiche suggestioni, capace di voli pindarici. Al lettore che non si lasci scoraggiare dalla mole e dalle brusche cesure nell’organizzazione dei capitoli La montagna dell’anima fa dono di una straordinaria avventura in una Cina mitica in cui convivono sentimento religioso della natura, magia, superstizione e corruzione.



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