La morale del centrino

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Manon è infelice e non potrebbe essere altrimenti. D’altronde, cos’è la vita se non un continuo soffrire e lamentarsi proprio come fa lei? Da buona madre siciliana, Manon ha la tragedia insita nel DNA: la felicità non è contemplata, al massimo ci si mette sopra un centrino, affinché non dia troppo nell’occhio. Un’esistenza fatta di patimenti, che i suoi figli minacciano di scardinare, soprattutto il figlio di Milano. Che bisogno c’era di fare questo viaggio così lungo nel grigiore di quella città piena di persone così strane, tali da minacciare di farlo diventare felice? Non sia mai. Manon può anche passare sopra il fatto che a suo figlio, quello di Milano, non piacciano le donne (come si dice? Omosessuale?), ma che sia felice proprio no. Prima o poi la smetterà di fare il cabarettista o, come dice lui, il copywriter. Prima o poi tornerà a casa da sua madre e sarà infelice insieme a lei. Proprio come deve essere…

La “morale del centrino” è quella di Manon, madre siciliana doc del nuovo romanzo di Alberto Milazzo. Ce la presenta subito, non lasciando dubbi sul suo temperamento, con la sua visione estremamente filosofica della vita: un accumularsi di infelicità e sofferenze, di cui bisogna necessariamente lamentarsi sempre, perché “L’unica felicità possibile è la media delle nostre infelicità”. Guai a fare mezzo sorriso e a minacciare la sua infelicità ormai consolidata, che le scorre nelle vene. E anche in quelle dei figli (d’altronde sono figli suoi). Manon ha un centrino per ogni occasione, per ogni luogo, per ogni necessità. Ogni centrino ha il suo posto, proprio come i suoi figli. Che non credano di poter essere felici. È con una scrittura leggera e scorrevole, attraverso brevissimi capitoli, pieni di scene quasi “macchiettistiche”, divertenti, e pieni di altrettanto brevi (ma intensi) dialoghi, che Alberto Milazzo si sofferma sul divario generazionale che intercorre tra genitori e figli. Un divario che a volte sembra incolmabile, destinato a restare tale. È il divario che almeno una volta nella vita, da figli, abbiamo provato tutti, ciascuno con la propria Manon. Lui è il figlio di Milano, “rivoluzionario” (come i suoi antenati), a tratti ingrato, quello che senza un motivo valido ha deciso di staccare il cordone ombelicale per cercare di fare fortuna “all’estero”. Sì, perché Milano agli occhi di Manon è un altro mondo, pieno di insidie. Oltre che una città fredda, grigia e per niente accogliente. Suo figlio prima o poi se ne renderà conto e la smetterà di farla soffrire più di quanto già faccia da sola, per partito preso. Il divario generazionale su cui si sofferma Alberto Milazzo diventa più evidente se rapportato a delle scelte di vita spesso criticabili, non solo dalla società, ma in primo luogo dai propri genitori. Come affronta la sua omosessualità il figlio di Manon? Forse, come lei gli ha insegnato, è sbagliato essere se stessi per cercare la felicità. Forse lui, il figlio di Milano, non è destinato a essere felice, come sostiene Manon. Oppure no. Sarà felice, proprio come Manon lo è di lui. Esattamente come lo è una mamma siciliana di tutto rispetto. Esattamente come una mamma.



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