Salta al contenuto principale

La morte di Ivan Il’ič

La morte di Ivan Il’ič

Ivan Il’ič è morto. Sebek, Ivanovič e Vasil’evič si dispiacciono, ma dopotutto il defunto collega era malato di un male incurabile e poi questa morte è un’ottima occasione per avanzare di carriera. Ivanovič, costretto dagli obblighi di circostanza a recarsi a casa di Ivan Il’ič, resiste poco di fronte alla salma che sembra avere sul volto un’espressione di ammonimento. Proprio mentre è sul punto di andarsene, la vedova lo invita alla funzione, ma prima gli chiede di parlare in privato: in un salottino, seduto su un pouf dalle molle rotte che lo costringe a lottare ad ogni movimento, ascolta la donna che vuole sapere se esista un modo per ottenere dall’erario più soldi di quelli normalmente previsti per un defunto. Ivan Il’ič è il secondo figlio di un funzionario di Pietroburgo, ma subisce da sempre il fascino dei ceti più altolocati che cerca di imitare. Terminati gli studi comincia a lavorare come funzionario con incarichi speciali in provincia, dove conduce una vita frivola e spassosa, ma qualcosa lo tormenta: l’ambizione. Così dopo cinque anni diventa giudice istruttore, si trasferisce in una nuova provincia, stringe nuove amicizie, continuando a vivere comme il faut, a modo. Ivan Il’ič finalmente ottiene quello che desidera da tanto: il potere. Si sposa non per amore con una giovane di famiglia nobile con una sicura sostanza: Ivan Il’ič sa che è la cosa più conveniente da fare e poi in fondo tutti si aspettano che faccia così. Ma il matrimonio è tutt’altro che uno spasso, anzi la moglie ogni giorno diventa più irascibile e scontrosa, così Ivan Il’ič è costretto a rifugiarsi nel lavoro per evadere dalla realtà e mantenere una vita decorosa. Nel frattempo, diviene sostituto procuratore, poi procuratore, ma la sua ambizione (e la sua esigenza di denaro) è insaziabile, così si raccomanda ad un amico, un pezzo grosso, e ottiene l’incarico che desidera: consigliere di Corte d’Appello. Ora sì che Ivan Il’ič si può dire felice. Eppure, proprio al culmine della felicità qualcosa si insinua nella sua vita, cambiando i connotati ai suoi giorni e ai suoi pensieri, al punto che è costretto a chiedersi se tutto ciò che ha vissuto sia vita vera o solo una cupa menzogna…

Il racconto, il cui incipit è il finale, ha come protagonista Ivan Il’ič, un uomo assetato di successo, di potere, di denaro, che vive come si conviene ed è convinto che questo sia il modo giusto di vivere. Proprio quando raggiunge il gradino più alto della scala, precipita a terra e quello che ne deriva è la presa di coscienza di un uomo sul senso della vita. Nel processo di comprensione di quanto falsa sia stata la sua esistenza, Ivan Il’ič è inconsapevolmente aiutato da un personaggio, Gerasim, un mujik, che lo assiste nella fase terminale della malattia: lo veste, gli sostiene le gambe notti intere senza mai lamentarsi, gli fa compagnia. Osservando il volto di un servo della gleba, Ivan Il’ič impara la lezione più importante: è vita quella che si vive per gli altri. Il dramma di Ivan Il’ič deriva dall’impossibilità di comprendere come possa accadere a lui, che è sempre stato un cittadino modello, una simile atroce sofferenza. Tolstoj, che scrive il racconto pochi anni dopo la propria conversione al Cristianesimo, descrive una società modellata sul puro conformismo, sull’apparenza. Vivere così come si conviene è una menzogna e di fronte a questa consapevolezza l’urlo al quale Ivan Il’ič si lascia andare in punto di morte rappresenta il tormento di chi, ormai consapevole, non può più tornare indietro; ma è anche la protesta di chi non ci sta, di chi si ribella ad ogni illusoria apparenza. Come quel pouf dalle molle rotte che spinge via chiunque si sieda sopra e che sembra avvertirci della falsità di certi sentimenti e atteggiamenti. Morire per Ivan Il’ič allora assume tutto un altro significato: la sua è una morte luminosa che si schiude a nuova vita. È straordinaria la capacità di Tolstoj di scrivere pagine che possono essere così attuali: quel conformismo di cui leggiamo è lo stesso di tutti i tempi, fatti di modelli da seguire e da imitare e di status symbol da possedere.