La natura giapponese è un’altra cosa

La natura giapponese è un’altra cosa

Tanti viaggi, tanti paesi stranieri visitati, ovunque la natura esprime il suo messaggio di potenza, spiritualità o creazione, ma “la natura giapponese, con la sua delicatezza, è un’altra cosa”. Coesistono in piccoli spazi ambienti naturali differenti, in perfetta armonia. Le visite agli altri paesi non fanno che rafforzare il grande amore per il Giappone e la sua peculiare bellezza e l’omaggio più significativo è riuscire a trasmettere nella scrittura tale bellezza, ma solo uno spirito raffinato può coglierne l’essenza e essere accolto nella sua pura freschezza. Incantevole il momento in cui, in pieno inverno, nell’aria inizia a farsi strada il profumo della primavera, talmente eccitante da causare insonnia. Ben diversa la primavera in Danimarca, ad esempio, che avanza a iniziare da marzo, quando è ancora tutto grigio e freddo, e poi esplode di colpo col suo tripudio di gemme e colori. Una primavera aggressiva, non delicata come quella giapponese. A Tōkyō in questa stagione è possibile vedere e acquistare tulipani, arrivano perfino dall’Olanda, ma in vaso durano poco e perdono i petali. Un solo tulipano piantato nel terreno è riuscito a sbocciare per due settimane, mostrando ogni giorno la sua corolla rossa. Un solo fiore insegna la vera essenza del ciclo delle stagioni, la sua fragile bellezza commuove, trasmette un’emozione unica. Ma le stagioni passano in fretta e i mutamenti climatici le stanno alterando, per fortuna i giapponesi hanno speciale sensibilità per la transitorietà e sanno apprezzare questi mutamenti...

La percezione delle stagioni, le preferenze personali, i ricordi legati all’infanzia, ai colori e ai sapori (come il buon tè freddo della signora Akko), la sensibilità dei giapponesi in contrasto con la vivacità occidentale. Ciò che piace a Banana Yoshimoto (pseudonimo di Mahoko Yoshimoto, nata a Tōkyō 1964) e ciò che la disturba, il tutto espresso in assoluti che vogliono, forse, essere perle di saggezza. Un omaggio al Giappone, terra madre, terra amata, ostentato con malinconia, perché anche il Giappone sta cambiando e i ritmi distruttivi a cui la popolazione è sottoposta esigono un conto salato. La ricerca dell’eccellenza e della ricchezza, la pressione che distrugge le giovani donne (lavoratrici, figlie, mogli, madri, curate, positive, attive) e sottrae luce all’anima. La vita frenetica in città e la delinquenza che ha reso le persone meno elastiche e più diffidenti, le periferie occupate da negozietti, la fretta per ottimizzare i guadagni, la mancanza di cortesia dei commessi si contrappongono agli anni giovanili della Yoshimoto, quando tutto era lento, amichevole, caloroso. La natura giapponese cui fa riferimento il titolo di questo breve scritto, abbraccia l’attitudine alla vita, il modo di porsi, le sensazioni, le emozioni. Il rimpianto. Avendo un figlio da crescere è necessario per l’autrice porsi delle domande sul mondo che lo attende. Certo, teme l’etichetta di pessimista, ma ha spalle larghe la Yoshimoto e attraverso quelli che definisce i suoi “romanzetti” (che hanno vinto un bel po’ di premi letterari), seguiterà a portare un po’ di leggerezza e speranza alle persone. Il mondo è cambiato, ma si può continuare a lavorare per cambiarlo ancora, per cambiarlo in meglio.



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