La pattuglia dei bambini

La pattuglia dei bambini

Jay ha nove anni e vive in un basti, una baraccopoli sovraffollata alla periferia di una città indiana, con il padre, la madre e la sorella più grande. La sua casa ha una stanza sola, il soffitto di lamiera pieno di buchi ed è perennemente avvolta in una nube di smog tanto fitta da sfocare i contorni delle cose e cancellare le stelle in cielo, ma il padre continua a sostenere che a loro non manca nulla di quello che serve per poter esser felici. In effetti, per Jay la cosa migliore che hanno è la televisione, soprattutto quando trasmette programmi come Pattuglia di Polizia e Crimini Live. La vita nel basti viene stravolta quando Bahadur, compagno di classe di Jay, all’improvviso fa perdere le sue tracce e sparisce nel nulla. È solo la prima di una serie di sparizioni che si succedono in modo sempre più rapido e inspiegabile. Mentre i genitori disperati tentano in tutti i modi di convincere i poliziotti corrotti a prendersi cura del caso, Jay coglie al volo l’occasione per indossare i panni del detective, come gli eroi delle sue serie televisive preferite. Insieme ai suoi amici Pari e Faiz organizza una scalcagnata squadra di investigazione che cerca di fare luce sul mistero, anche se per farlo dovrà crescere molto in fretta e dire per sempre addio alla sua infanzia...

La pattuglia dei bambini è il romanzo di esordio di Deepa Anappara, giornalista indiana che nel suo lavoro si è spesso occupata di infanzia e povertà. Le sue ricerche sul tema delle sparizioni di bambini poveri, una piaga sociale che secondo le stime in India viaggia ad una media di 180 casi al giorno, sono alla base di questo romanzo, che è difficile riuscire a incasellare in un genere preciso. Anche se alla base della narrazione c’è un mistero da risolvere, il tono e lo stile non sono propriamente quelli di un giallo, o di un noir. La vicenda è narrata dal punto di vista di Jay e questo apre la porta alla presenza di tocchi umoristici e grotteschi piuttosto rari da trovare nella narrativa di genere. Il lungo lavoro svolto come reporter permette poi all’autrice di introdurre temi, come quelli della corruzione della polizia o dei conflitti religiosi tra indù e musulmani, che presentano un forte aggancio alla cronaca e conferiscono all’opera anche un tono di denuncia sociale. Tutti questi spunti non devono però far dimenticare che i veri protagonisti del libro, come la stessa autrice sottolinea nella postfazione, sono i bambini. Loro e tutte quelle storie che, proprio come fanno i bambini, spesso ci raccontiamo “per dare un senso alla tristezza e al caos”.



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