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La pellegrina

La pellegrina

La notizia del ritrovamento è arrivata a palazzo da due giorni, quando un giovane chierico - che ad Alana ricorda moltissimo il più piccolo dei suoi figli, Rodrigo - si è presentato, stremato, al cospetto del re. La sua tunica era infangata fino alle ginocchia, i suoi sandali erano completamente distrutti e i suoi piedi sanguinolenti per il lungo cammino percorso, in meno di due settimane, spingendo il suo ronzino al limite delle forze. Il chierico portava con sé una lettera redatta dal Vescovo, che lo aveva tuttavia incaricato di raccontare a voce i fatti accaduti, cercando di essere più preciso possibile e di non dimenticare alcun dettaglio. Quando è giunto in presenza del re, tuttavia, ha cominciato a balbettare, incapace di trovare le parole per descrivere ciò che avrebbe dovuto. Allora ha porto al re la lettera ma Alfonso, pur sapendo leggere e scrivere alla perfezione, gli ha chiesto di leggerla per lui, in quanto con l’età gli occhi hanno cominciato a tradirlo e l’ambiente, non molto luminoso, rendeva piuttosto difficile l’operazione. Re Alfonso - uomo alto e aggraziato, nonostante la corporatura imponente, con il naso orgoglioso e la fronte ostinata, barba e capelli un tempo biondi ed oggi attraversati da ciocche bianche - si è posto in ascolto ed ha scoperto che un uomo, di nome Pelayo, che vive isolato dal mondo in un bosco vicino alla parrocchia di San Félix de Lovio, ha visto, per parecchie notti di seguito, alcune luci misteriose tracciare un disegno luminoso nel cielo. Quando ha deciso di seguire il percorso che quelle luci gli stavano indicando, ha trovato un sepolcro, che ha subito capito appartenere all’apostolo Giacomo. Dopo aver ascoltato l’intera narrazione, il re si è preso alcuni minuti per riflettere e per decidere se fidarsi o meno di quanto appena ascoltato. Ha giocherellato un po’ con la sua barba, come fa in genere quando deve prendere decisioni difficili, poi ha dichiarato che sarebbe partito immediatamente per il luogo del ritrovamento, per verificare e rendere noto il suo verdetto...

Santiago, dopo Roma e Gerusalemme, è probabilmente uno dei luoghi più importanti per la cristianità e il suo Camino ha reso la penisola iberica un focolaio di idee e di influenze che continuamente confluiscono da tutta Europa. Isabel San Sebastián, scrittrice di origine cilena, da sempre interessata alla Storia e soprattutto ai suoi aspetti fondamentali ma poco noti o messi a tacere nel corso dei secoli, ripropone in questo romanzo il suo personaggio più amato, Alana de Coaña - già protagonista de La visigoda, pubblicato in Spagna nel 2006 ma non ancora in Italia - che accompagna il lettore in un viaggio, affascinante e misterioso insieme, sulla via asturiana del Camino, quella più antica; un viaggio realizzato da Alfonso II nel IX secolo, partendo da Oviedo. Quando alla corte del re delle Asturie, da sempre difensore della cristianità, si presenta un messaggero che riferisce l’apparizione, in una foresta vicino a Iria Flavia, nel finis terrae, delle spoglie dell'apostolo Santiago - colui che secondo la tradizione contribuì a diffondere la parola di Cristo in Spagna -, il re decide di recarsi immediatamente sul posto, in compagnia di una lunga carovana composta da personaggi singolari e diversissimi tra loro: feroci soldati, nobili compromessi in sordidi intrighi, monaci che custodiscono segreti inenarrabili; si tratta di una processione di figure che rispecchia fedelmente il tempo turbolento ed inquieto nel quale hanno luogo i fatti narrati. Tra tutti, però, spicca Alana, vedova dello scriba di corte, che ha chiesto e ottenuto di accompagnare Alfonso II nel suo viaggio, sperando così di potersi ricongiungere al figlio scomparso da tre anni e presumibilmente nascosto proprio nel luogo in cui la carovana è diretta. Ogni notte Alana redige in segreto un diario della spedizione, annotando con accuratezza la bellezza dei paesi, insieme alle sfide e alle difficoltà che i pellegrini sono chiamati ad affrontare, ciascuno con il proprio carico di segreti, intrighi, dolori e tradimenti. Un viaggio nel tempo e nella cultura spagnola, documentato in maniera precisissima dalla San Sebastián, con note storiche - a corredo della narrazione vera e propria - particolareggiate ed esaurienti. Un romanzo avvincente, raccontato con maestria, che, unendo realtà e finzione, svela al lettore l’origine di una tradizione profondamente radicata nella cultura spagnola e non solo.