La pentola di Leonardo

La pentola di Leonardo

C’è una dichiarazione ad opera del nonno Antonio secondo la quale Leonardo nasce ad Anchiano, presso Vinci, in un sabato alle 3 di mattina, e precisamente il 15 aprile 1452. È il figlio, riconosciuto ma non legittimo, di ser Piero, notaio di 26 anni, mentre la mamma, Caterina, è una popolana di cui si ipotizzano anche le origini orientali, probabilmente una serva di casa da Vinci. Questa situazione, per il matrimonio della madre e per i quattro di suo padre, fa sì che Leonardo abbia uno stuolo di fratellastri. Per il fatto, poi, di essere illegittimo, non può accedere agli studi previsti per il lignaggio (una situazione che è la disperazione del nonno), ma per essere stato comunque riconosciuto, può accedere a libri e carteggi che trova in casa del notaio, sviluppando da sé quello scrivere a rovescio che nessuno mai corresse. Particolare curioso: annotava nei suoi taccuini le parole colte e sapienti che udiva per ampliare il suo vocabolario. È il Verrocchio, amico di ser Piero che si accorge delle sue grandi capacità e lo prende a bottega a Firenze. Leonardo è bello, ben fatto, con profondi occhi azzurri e boccoli biondi e fa anche da modello. Di portamento elegante, indossava abiti di broccato dai colori inusuali, per esempio il rosa e dalle fogge uniche ed è Freud che studiando il suo comportamento rileverà certe pratiche di sodomia non strane a Firenze, tanto che in tedesco l’omosessuale veniva chiamato “florenzer”. Intorno ai trent’anni Leonardo si propone a Ludovico Sforza, meglio conosciuto come “Ludovico il Moro”, non certo per il colorito della pella, quando per la sua lungimiranza dei suoi interventi a favore della coltivazione dei gelsi, pianta popolarmente definita “moro o morone”. Si propone per la sua utilità in ambito di architettura offensiva e difensiva, per la costruzione di macchine da guerra e solo dopo come artista per maestose sculture di bronzo, ma alla fine sarà il cerimoniere di corte...

Chissà cosa avrebbe pensato oggi Leonardo di tutta questa cucina “scritta e parlata”, lui che amava le cose semplici, tanto che chiamava chi scriveva di cucina “gli autori di gola” e li giudicava “ridondanti e contorti”? Dopo aver letto l’ennesimo libro di Carlo Giuseppe Valli, in realtà di domande da fare a Leonardo ne avremmo un’infinità perché le curiosità in cui si è dilettato l’autore sono davvero tante! D’altronde è la stessa curiosità che lo ha animato in ogni suo lavoro e che gli ha permesso di ricercare sempre particolari unici e spesso trascurati dai più (e, per quanto riguarda Leonardo, ormai da 500 anni). Leonardo e la sua passione per l’acqua, tanto che avrebbe voluto viverci dentro (e pensava già a un sottomarino!), Leonardo rimasto per diciotto anni a Milano, tra dipinti, sculture, disegni, progetti, architettura... Di donne non ne appaiono, ma di certo le ammiratrici non gli sono mancate. D’altronde era un uomo dalle movenze eleganti e la sua bellezza gli fece conquistare tutti i nobili che incontrò, a cominciare proprio dal signore di Milano che ne fece il protagonista della vita della sua corte. Un maestro di cerimonie che stilava anagrammi e rebus, motti e giochi di parole, per intrattenere gli ospiti (es. un leone che brucia tra le fiamme per indicare se stesso, perché “lion - ardo”). La sua capacità di organizzare banchetti era così incredibile da far invidia ai moderni wedding planner o a qualsiasi organizzatore di eventi che sembrano saperne una più del diavolo. Gli stessi allestimenti, per lui che era un abile inventore, non erano affatto un problema! E mise mano ovunque, con le sue “macchine da convivio” o anche “macchine di pace”! Nel suo progetto il suo girarrosto si muoveva con la corrente di aria calda generata dal camino, piuttosto che con la manovella. Questa e mille altre le curiosità raccolte e raccontate da Valli sul genio da Vinci.



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