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La pioggia deve cadere

La pioggia deve cadere

Bergen, Norvegia. Karl Ove ha vent’anni quando si trasferisce nella cittadina norvegese, dove vive e lavora anche suo fratello Yngve, per seguire l’Accademia di scrittura alla quale è stato precocemente ammesso. Stabilitosi in un piccolo appartamento, affronta la scuola con angoscia. Tra gli studenti che frequentano il corso Karl Ove è il più giovane e tutti i suoi elaborati, che vengono discussi durante le lezioni, appaiono inadeguati. Mentre gli altri sembrano acquisire sicurezza e consapevolezza nei propri mezzi, il suo sogno di scrittore svanisce poco alla volta nella sensazione di inadeguatezza che lo pervade sempre di più. Certo di non possedere quella profondità e originalità necessarie per diventare uno scrittore, Karl Ove comincia a saltare le lezioni, preferendo la musica e l’alcol allo studio. Entra a far parte della piccola band messa su da Yngve improvvisandosi batterista, ma sono più i giorni trascorsi completamente ubriaco che quelli passati a suonare, scrivere testi o cercare di guadagnare qualche soldo per pagare i debiti che si stanno accumulando poco alla volta. Per di più, l’alcol lo rende violento e fuori controllo. Sfregia il fratello lanciandogli un bicchiere in faccia, si fa arrestare mentre vaga per Bergen in preda ai fumi dell’alcol, sempre più convinto delle sue incapacità in ogni campo. Il suo rapporto con il sesso è ancora immaturo: Karl Ove sente che il suo corpo, come nell’adolescenza, reagisce male, lo fa sentire una specie di mostro. Gli anni si sovrappongono, la scrittura diventa per Karl Ove un impegno parallelo. Non scriverà letteratura ma di letteratura. Le sue recensioni cominciano a incuriosire le riviste e le radio dove lavorerà saltuariamente, alternando la professione di speaker a quella di aiuto infermiere in alcuni istituti per disabili e malati mentali. Il suo approccio alla vita e alla scrittura è comunque sempre incostante, perennemente rivolto a cercare di scavare su quella superficie dura che non gli permette di scendere in profondità. Ma, come spesso succede, le cose accadono quando smettiamo di attenderle. Complice forse la morte della amata nonna e poi quella del padre che ha sempre temuto, amato e allo stesso tempo odiato, la creatività comincia a sgorgare dalle sue dita. I suoi racconti e il suo romanzo d’esordio prendono vita ma, allo stesso tempo, Karl Ove si rende conto che la scrittura è esclusiva, che niente e nessuno deve interporsi tra lui e lei. Nemmeno Tonje, con la quale si è da poco sposato...

Quinto capitolo della monumentale raccolta intitolata La mia battaglia, divenuta un clamoroso successo editoriale in patria e che ha portato Karl Ove Knausgård alla consacrazione come uno dei migliori autori norvegesi di tutti i tempi, La pioggia deve cadere già dal titolo sembra alludere ad una fase necessaria e ineluttabile attraverso la quale Karl Ove dovrà passare per diventare uno scrittore. Si tratta di una pioggia sia reale, a Bergen piove spessissimo e a dirotto, sia metaforica. Sporca e fredda, è un passaggio necessario che mette a dura prova il giovane scrittore troppo sicuro dei propri mezzi che però, messi a confronto con quelli degli altri, si dimostrano inadeguati e inefficaci. Il carattere fragile, egocentrico ma anche insicuro di Karl Ove lo portano sulla cattiva strada. L’alcol è un nemico e non un viatico per la creatività. Spesso si trova sull’orlo del baratro e saranno solo gli aiuti del fratello, degli amori del momento o i piccoli lavori saltuari a tenerlo a galla. La struttura di questo romanzo ricorda la forma geometrica dell’ellisse all’interno della quale i due fuochi, la scrittura e la figura del padre, si tengono a distanza ed attirano con la stessa forza Karl Ove e la sua personalità tormentata. Sono entrambi dei demoni che sin dall’inizio appaiono tentatori, la scrittura, o spaventevoli come il padre. La debolezza è la caratteristica predominante all’inizio di questo capitolo della sua vita. Il lettore entra in questa fase dell’esistenza di Karl Ove con sulle spalle il bagaglio di quella precedente, trascorsa in un piccolo villaggio di pescatori nell’estremo Nord della Norvegia come insegnante e che l’autore descrive nel capitolo intitolato Ballando al buio, anticipatore appunto di una debolezza che in La pioggia deve cadere esplode in maniera violenta. La maturazione dell’individuo, il raggiungimento di una consapevolezza dei propri mezzi arriva gradualmente ed è così anche per il lettore. Si comincia con l’odiare il giovane Karl Ove per quel suo carattere irritante, disprezzandolo definitivamente durante la sua fase alcolica, per poi apprezzarne la crescita intellettuale. Quella stessa sensazione che si prova leggendo il romanzo la si ha su larga scala affrontando tutti e sei i romanzi che compongono La mia battaglia. L’evoluzione dei sentimenti è tanto dell’autore quanto del lettore. Poiché, sin da subito, sappiamo che tutto ciò che sta scrivendo corrisponde alla realtà, le emozioni che Karl Ove prova e ci fa provare incidono dentro di noi come la punta di una lama. Ecco allora che le sue fragilità sono anche le nostre, la sua debolezza è anche la nostra debolezza. Cresciamo con lui e, giunti alla fine del romanzo, saremo pronti per il passo successivo, quello descritto in Un uomo innamorato.