La posta in gioco

La posta in gioco

La politica mondiale, sostiene quello che, pur certamente discusso e discutibile, è altrettanto sicuramente l’ultimo grande statista del Novecento, si sta muovendo in una direzione estremamente pericolosa poiché sono in aumento le tendenze autoritarie, distruttive, ed è in fase di smantellamento – il colpo di grazia rischiano di darlo certe politiche dell’amministrazione Trump – il sistema di limitazione delle armi nucleari, che sono come un fucile carico sul fondale di una scenografia teatrale: è inevitabile che prima o poi qualcuno spari un colpo, che senza dubbio può essere letteralmente fatale. Del resto la Russia non ha potuto che trarre le proprie conseguenze in merito all’ostentata mancanza di fiducia dimostrata da quella che all’epoca della guerra fredda era la controparte, vista la decisione della NATO di espandersi con sempre maggior peso, per non dire prepotenza, verso est. La carta di Parigi sancisce eguale sicurezza per tutti, ma la pace non può essere solo una parola, devono seguire azioni concrete per il suo perseguimento: e se invece si procede a militarizzare sempre di più l’Europa, che ha vissuto due guerre mondiali... Non bisogna però arrendersi a questo circolo vizioso di violenza e conflitto, è necessario agire insieme, comprendere il mondo globale, affrontare le sfide della contemporaneità, in primo luogo quella ambientale, di massima urgenza...

Insignito della medaglia Otto Hahn e dodici mesi dopo, esattamente trent’anni fa, nel 1990, del premio Nobel, sempre per la pace, per il ruolo di primo piano nel processo che caratterizzava all’epoca parti decisamente significative della comunità internazionale, l’uomo che ha detto basta alla guerra fredda, l’unico ex segretario generale del comitato centrale del partito comunista dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ancora in vita, colui che con la dottrina della perestrojka e della glasnost’ ha dato via a una vera e propria rivoluzione, forse ancor più determinante di quella d’ottobre – che poi in realtà avvenne a novembre – del 1917, mutatis mutandis, naturalmente, dà alle stampe un vero e proprio programma, politico nell’accezione più alta del termine. Un manifesto, come da sottotitolo, per la pace e la libertà, termini non propriamente frequentati in tempo di guerra fredda né in tutto il secolo breve, e che non debbono mai passare di moda, concetti che è impensabile e pericolosissimo dare per scontati: con un linguaggio dotto, denso ma chiarissimo, capace di una sorprendente immediatezza, Michail Gorbačëv mostra una volta di più, qualora ve ne fosse bisogno, la sua eccezionale statura politica e, nonostante l’età non più verde, l’attenzione alla realtà e la stretta connessione alla contemporaneità, che interpreta e comprende con acume e finezza, richiamando tutti noi all’impegno per un mondo migliore.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER