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La prigione di carta

La prigione di carta

C’è chi va in prigione per un reato, chi per le proprie idee. Nel mondo di Malcom King le due cose coincidono. King, docente di scrittura creativa al college di Brownsville, dove vive con la moglie Lynette e il figlio Buddy, ha un incarico importante e allo stesso tempo pericoloso: insegnare alla prima generazione di studenti che non sa scrivere a mano. Da qualche anno infatti il governo ha deciso di mettere al bando ogni tipo di scrittura cartacea, affidando tutto al digitale. Malcom ha colto bene il rischio: in questo modo, con un supporto arbitrariamente modificabile, le idee possono essere facilmente manipolate, soprattutto quelle delle giovani menti. Ovviamente, da buon idealista intriso di cultura umanistica, Malcom decide di disobbedire e questo suo atto di eroismo gli costa una condanna severa, l’ergastolo in una prigione di massima sicurezza. Ma il gioco vale la candela e comunque non può essere una semplice reclusione a fermarlo: la rivoluzione delle idee può continuare anche in carcere, dove – con l’aiuto di un secondino – riesce a procurarsi le armi più pericolose che l’uomo può avere in dotazione: matite, penne e fogli di carta. L’obiettivo? Raccontare la propria storia come manifesto contro quei soprusi…

Marco Onnembo non è uno scrittore di professione, ma un manager e giornalista che ha sentito la necessità di denunciare un rischio che stiamo davvero correndo nell’èra del digitale spinto: la perdita della certezza della parola scritta. Ed infatti La prigione di carta non è propriamente un romanzo nel senso stretto del termine, ma una riflessione articolata in tanti racconti ed un ammonimento allo stesso tempo. La trama è esile e volendo schiacciata da paragoni alti che, se anche in filigrana, si leggono nell’intenzione del testo, fra tutti il romanzo di George Orwell, 1984: bisogna però lasciarsi trasportare dai pensieri e dalle disgressioni, anche queste tipiche dei prison movies, che costituiscono la vera struttura narrativa del testo. Malcom King è l’eroe predestinato della libertà: il nome infatti non è casuale perché richiama e fonde i due più grandi dissidenti e rivoluzionari della storia americana e mondiale per i diritti del popolo afro-americano (Malcom X e Martin Luther King). La scelta di King di narrare la propria storia è sicuramente l’atto più rivoluzionario, quello più incisivo, quello che deve portare gli uomini a riflettere ed a prendere una decisione, quello che può indicare la strada del cambiamento, ma soprattutto quello che esalta di più la natura umana, la capacità di scegliere di fronte ad un pericolo per poterne venire fuori migliori. Il complesso dei tratti distintivi del romanzo di Onnembo, al netto degli stereotipi e delle citazioni implicite, assicura una lettura piacevole e ricca: dopo una prima parte un po’ stentata, lo sviluppo della narrazione diventa più fluido e coinvolgente.