La ragazza con la macchina da scrivere

Dalia ha settantun anni, ama ravvivare il sorriso con il suo rossetto color magenta preferito e due mesi prima ha avuto un ictus o, come preferisce chiamarlo lei, un “piccolo incidente”. Da quel giorno, la sua memoria fa spesso cilecca e, nonostante le premure della sua domestica Germana, fa fatica a ricordare persone che, invece, sembrano avere tutta la confidenza del mondo con lei. Spinta da un impulso che nemmeno lei stessa sa spiegarsi, una sera le sue dita fremono e tornano a battere a macchina sulla sua leggendaria Olivetti rossa. Molti anni prima, infatti, Dalia era una dattilografa, una ragazzina che si guadagnava da vivere per mantenersi e mantenere il nome ormai decaduto del padre. Come un rituale, Dalia si abbandona al richiamo della macchina da scrivere e, attraverso una memoria tattile straordinaria, inizia a ricordare. Torna indietro al 1940, l’anno in cui la sua vita cambiò a causa di un incarico per uno scrittore famoso, l’anno dell’entrata in guerra dell’Italia di Mussolini. Alle pagine colme di ricordi, Dalia alterna la sua vita attuale nel 1994 e, tra un nome ricordato e una capatina al suo negozio di antiquari, un mistero la fa diventare matta: per quale motivo continua a ritrovarsi un anellino da tende in giro per casa? E chi è l’uomo misterioso che aveva incontrato al bar il giorno del suo piccolo incidente?

La scansione “a due tempi” di questo romanzo crea un ritmo incalzante fin dalle prime pagine, dando luogo a una vera e propria sinergia tra la Dalia del presente e la sua versione più giovane, alle prese coi primi amori. Questa doppia narrazione non stanca, anzi, e innesca un’idea del tutto originale: il recupero della memoria tramite un’azione abitudinaria, in questo caso la scrittura. Ciò che rende credibile questo continuo gioco di rimbalzi tra presente e passato è lo stile assolutamente adeguato della Icardi, che usa parole desuete ed esclamazioni un po’ demodé quando a narrare è la Dalia anziana e un incedere più veloce e frenetico quando a parlare è la versione adolescente. L’ambientazione storica è curata e il lettore, consapevole di ciò che avverrà, legge con lo sguardo di chi sa, senza stupirsi – come invece fa la Dalia di quegli anni – dei bombardamenti o della dichiarazione di guerra a Francia e Inghilterra. La storia che Dalia batte a macchina è un vero e proprio romanzo di formazione, in cui il lettore sbircia una ragazza intenta a crescere ed entrare frettolosamente nell’età adulta. Un punto a favore di questo libro sono i suoi personaggi, talmente ben caratterizzati da poterli visualizzare vividamente: il ragionier Borio e il suo pince-nez o l’avvocato Ferro e il suo amore per i libri. Il finale, poi, è l’unione di tutti questi puntini, la risoluzione del mistero della Dalia del presente che, inevitabilmente, è legato al suo passato, con un tocco di tenerezza assolutamente non scontato. In sostanza, un libro che non somiglia a nient’altro, che unisce la storia del nostro paese a quella di una ragazzina qualunque.

 


 

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