La ragazza del Kyūshū

La ragazza del Kyūshū
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L’orologio segna le dieci del mattino quando Kiriko lascia la pensione per recarsi presso lo studio del noto avvocato Ōtsuka Kinzō. Un legale di grido Kinzō, o almeno così si dice e così spera sia la stessa Kiriko, che nonostante i suoi vent’anni si ritrova a recarsi presso un avvocato penalista a causa di quel terribile incidente che le ha devastato la vita. Non è stato semplice raggiungere Tokyo per la giovane: ci sono voluti ben due giorni di viaggio, ma in ogni momento la ragazza si è sentita fiduciosa e convinta di quanto stesse facendo. Una sicurezza e determinazione di fronte alle quali l’avvocato non potrà sicuramente opporre alcun rifiuto. Venti ore di treno le è costata quella traversata e sicuramente il noto legale terrà conto anche di questo. È giovane Kiriko, la ragazza che viene dal Kyūshū, ma porta un grosso peso sulle spalle e se ne accorge anche la cameriera della pensione dove alloggia, stupita dal fatto che una fanciulla debba incontrare un avvocato così importante. “È un caso molto complicato?”, una domanda vaga per cercare di saperne di più ma Kiriko rimane sul vago, allontanandosi, così, dalle morbose curiosità della domestica. Ed eccola la ragazza, finalmente di fronte allo studio di Ōtsuka! Grazie alle indicazioni di uno studente riesce a trovare la scala giusta e quando arriva l’avvocato è impegnato in una discussione piuttosto concitata che si protrae più di quanto Kiriko potesse immaginare. Finalmente il turbolento cliente va via ed è la volta della giovane. Il segretario dello studio annuncia la sua presenza: Yanagida Kiriko, sorella di un giovane accusato di rapina e dell’omicidio di una sessantacinquenne…

La ragazza del Kyūshū è un romanzo giallo che va al di là dei canoni che contraddistinguono tale genere, in quanto presenta una trama compatta e avvincente, che ruota intorno a fatti di sangue che richiedono un’attività investigativa importante, consegnando al lettore anche un profilo ben disegnato della società giapponese e delle dinamiche che la caratterizzano. Sofferenza, rammarico e castigo sono i sentimenti che Matsumoto Seichō eleva all’ennesima potenza con la sua scrittura scorrevole e moderna, nonostante la prima pubblicazione del libro risalga al 1961 (ma è per la prima volta tradotto in italiano e pubblicato in Italia nel 2019). Un romanzo scritto bene: ben delineati i personaggi, ben incastonata nella storia la figura della protagonista che crede fermamente nell’innocenza di suo fratello, accusato dell’omicidio di una donna senza scrupoli, assassinio di cui prima si dichiara colpevole, per poi ritrattare la confessione. Il profondo legame con il fratello spinge la ragazza a contattare il grande avvocato di Tokyo. Le indagini vengono condotte con metodi di altri tempi e lo spaccato del Giappone degli anni Sessanta, presentato dall’autore con i suoi blocchi e le sue perenni contraddizioni, per certi versi può dirsi ancora molto vicino al Sol Levante dell’oggi. Kiri no hata è il titolo originale de La ragazza del Kyūshū, che come altri romanzi di Seichō guarda con occhio attento all’indagine investigativa, dando uno sguardo anche alle problematiche limitanti della società giapponese. Lo scrittore e giornalista originario di Kokura, è per questo spesso definito il “Simenon giapponese”. Un giallo che si tinge di noir, La ragazza del Kyūshū, consigliato agli amanti del genere ma anche a coloro che amano le meraviglie della cultura nipponica.



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