La ragazza del secolo scorso

La ragazza del secolo scorso

Rossana Rossanda è nata negli anni Venti a Pola, “con sconcerto delle anagrafi: nata a Pola (Italia), a Pola (Iugoslavia), a Pola (Croazia). Allora era Italia”. È cresciuta tra “due luoghi, due origini e tre lingue”, in un periodo in cui gli eventi si dividevano in “prima della guerra” e “dopo la guerra”. Una bambina calamita per i guai, felice e spensierata, in una casa tutta da esplorare alla ricerca di avventure. A quattro anni l’ha raggiunta la sorellina Mimma, e tutto si è trasformato in “noi”. Perché i genitori erano affettuosi e amati, ma Mimma era una compagna, Mimma faceva davvero parte del suo mondo. Con lei poteva far finta di non vedere la mano adulta dietro tutti quegli affascinanti misteri che le coloravano le giornate e che avrebbe preferito non svelare mai, come il Natale o le uova variopinte trovate nel pollaio la mattina di Pasqua. Nel 1929 la famiglia Rossanda viene profondamente colpita dalla crisi economica: lo annunciò Rossana stessa, senza saperlo, quando un giorno accogliendo il papà davanti alla porta di casa e pretendendo di portargli la borsa, esclamò: “Quanto pesano i debiti!”. Così ha inizio la fase dagli zii di Venezia, seguita da un altro trasloco per l’adolescenza milanese. “Papà si vergognava per la povertà di cui noi non ci accorgemmo mai”. Poi un giorno, dopo un’altra devastante guerra, Rossana Rossanda scopre il Comunismo…

Il racconto di una vita come tante, che ha formato una donna come nessuna. La ragazza del secolo scorso è un piacere per la lettura: scorrevole, sarcastico, intimo, alterna ricordi d’infanzia, affetti e riflessioni profonde. È un viaggio nel tempo, nella vita di personaggio importante, che pur chiarendo all’inizio della narrazione che “questo non è un libro di storia”, ha di sicuro contribuito a scriverla, la storia del nostro Paese, come persona e come donna. “Ci vuole una vita per capire che significa esser donna. Almeno così pare a me, e perciò guardo le giovani con tenerezza e compassione. Come a noi erano prescritte castità e indipendenza, a loro sono prescritti sesso e seduzione. Come per noi la maternità oscilla fra realizzazione e contraddizione. Sul resto – che essere, che fare – ognuno inciampa per conto suo. Alcune trovano nel femminismo lambi di risposta, di comunità. Le più fingono di sapere quel che vogliono, ma poche se la cavano”. La guerra, la politica, l’appartenenza della Rossanda al Partito Comunista negli anni in cui questa parola aveva davvero un significato in Italia, vengono trattati nel saggio autobiografico con gli stessi toni in cui sono narrate l’infanzia, l’adolescenza, la sessualità e la diversità tra i sessi: con estremo rigore e chiarezza, con considerazioni personali e valutazioni generiche. Del resto, non è una lotta anche l’adolescenza? “Forse ogni adolescente si sente solitario tra adulti opachi”. La politica come parte di un’educazione sentimentale degna del giovane Werther, e che proprio come nel capolavoro di Goethe nasce dall’amore per la conoscenza, dalla lettura e dal rapporto profondo con un insegnate mai dimenticato. Dirigente del PCI e fondatrice de «Il Manifesto», Rossana Rossanda ci ha lasciato il 20 settembre 2020, ma la sua eredità e il suo profondo contributo culturale e politico alla storia del nostro Paese non saranno mai dimenticati.



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