La scelta di Sophie

La scelta di Sophie

È il 1947 e Stingo è un giovane del sud degli Stati Uniti, della Virginia, che parte per New York perché ha deciso di diventare uno scrittore. Va a vivere a Brooklyn, in una delle stanze in affitto nella casa tutta rosa di Yetta. È lì che incontra Nathan, biologo ricercatore, ebreo, ricco e di una intelligenza raffinata e unica. Al piano superiore, proprio nella stanza sopra di lui, vive Sophie, una giovane polacca che ha una relazione strana e burrascosa con Nathan. Stingo è sconvolto dalla rapidità con la quale il rapporto tra i due cambia di intensità, passando da scontri violenti ad appassionanti notti d’amore. Sophie trova nel giovane Stingo, che subito si innamora di lei, un buon ascoltatore. La giovane sul braccio ha tatuati dei numeri che raccontano una storia terribile che Stingo ha il compito di narrare, insieme con le sue vicende personali, in una retrospettiva che lo riporta indietro a quel fatidico incontro durato una lunga e afosa estate…

Questo lungo e famosissimo romanzo, la cui trasposizione cinematografica nel 1982 del regista Alan J. Pakula, valse il premio Oscar a Meryl Streep come migliore attrice protagonista e numerose nomination per altre sezioni del premio (ma la lista di premi prestigiosi e nomination, attribuite a questo film è davvero impressionante) rese ancora più famosa la scrittura di Styron che nel 1980 aveva vinto, con lo stesso romanzo, il National Book Award e nel 1967 aveva ricevuto il Premio Pulitzer per la narrativa con il suo Le confessioni di Nat Turner. Forte è qui la nota autobiografica, ad esempio nella figura dello stesso personaggio del giovane Stingo che si trasferisce dalla Virginia a New York per coltivare il suo sogno di diventare uno scrittore, proprio come fece l’autore stesso. Ogni romanzo di Styron si pone come obiettivo quello di scoprire le carte su un tema forte e spinoso. Ne La scelta di Sophie il tema è il male e la sua scia di inspiegabile e inimmaginabile sofferenza, un male che assume forme così disumanizzanti da cancellare ogni volontà, ogni capacità di opporsi in chi lo vive e ne viene investito. Il senso di colpa attanaglia l’anima di Sophie che sotto i colpi del male più puro e nero ha dovuto scegliere di fare ciò che mai nessuno, nemmeno lei, poteva pensare di poter scegliere. Un romanzo carico di rimandi letterari e filosofici che sostengono la tesi alla base della narrazione e che si intrecciano alle vicende dei personaggi rendendoli veri, vividi e tridimensionali. La scrittura è quella asciutta e tipica del realismo di Faulkner, di Wolfe, maestri di riferimento a cui l’autore si ispira e che vengono citati nel corso di tutto il romanzo. Una narrazione quasi da cronaca che mostra la realtà come sa fare un giornalista: in modo diretto, senza fronzoli, con ogni parola pensata, scelta con cura maniacale e dotata quindi di un suo peso. Risulta a volte un poco eccessiva la narrazione delle impellenze sessuali del giovane Stingo, che hanno lo scopo di fare meglio comprendere la realtà emotiva del giovane protagonista, ma che spesso spezzano la narrazione e si rivelano alla lunga digressioni faticose e non indispensabili (se non deleterie) alla narrazione stessa.



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