La seconda morte del prete

Sicilia, 20 settembre 1970. Al calar della sera, un evento improvviso turba la quiete di Madara: è morto Don Piccirillo, il parroco di San Giuliano. Tutti accorrono, circondando letteralmente il Dottor Sottile, medico condotto del paese, che si era recato sul posto per accertarsi dell’accaduto e, all’occorrenza, compilare la dichiarazione di morte. Infarto, sentenzia. Questo basta a far allontanare la folla, ma non per mettere a tacere gli abitanti del paese, in particolare il Triumvirato, composto dalle tre pettegole ufficiali del paese: Mattia, una donna minuta ma dalla lingua lunga, Giovanna, che già a diciotto anni aveva superato il quintale di peso, e Terina, chiamata la Continentale, perché vent’anni prima era stata a trovare la sorella in quel di Milano. Entrando in canonica però, la scena che Angelo, l’impresario di pompe funebri, e Filippo, il barbiere, trovano davanti a sé sembra sollevare qualche dubbio riguardo alla diagnosi del medico. Oggetti fuori posto, disordine esagerato e in generale il buono stato di salute del prete fanno sospettare entrambi che possa essersi trattato di un semplice infarto. L’indomani, subito dopo il suo arrivo, il vescovo vuole parlare con i preti delle parrocchie limitrofe, per cercare di far luce sulla questione, tuttavia in confessione scopre oscuri segreti e comportamenti riprovevoli. Ma non basta. Una notte il cadavere di Don Piccirillo viene riesumato e sezionato in più parti, e così il Vescovo, aiutato dal Maresciallo dei Carabinieri dovrà scoprire la verità…

Libro d’esordio per Salvatore Pidone, che offre uno spaccato di vita quotidiana di un piccolo paese siciliano degli anni Settanta, con personaggi ben contestualizzati e un po’ stereotipati, ma che appaiono molto reali. Il Triumvirato, un piccolo gruppo di casalinghe a cui non sfugge nulla di ciò che accade in paese, il Dottor Sottile, che si occupa di tutte le nascite e di tutte le morti del paese, botteghe a conduzione familiare dove i clienti sono sempre gli stessi e la chiesa, centro del paese, che riunisce tutti gli abitanti, più o meno fedeli. In questo contesto si inseriscono un Vescovo che prende il suo ruolo seriamente, che vuole scoprire la verità ma più di tutto vuole in qualche modo porre rimedio ai peccati dei preti coinvolti, di difficile assoluzione, e un Maresciallo dei Carabinieri, che nonostante la scetticità iniziale, aiuta il primo anche in situazioni che non sarebbero proprio di sua competenza. Si arriva quindi alla verità, un momento in cui giustizia sacra e profana si uniscono. Una lettura piacevole, dove nulla è quello che sembra, dove sono mantenute solo le apparenze, ma la realtà è ben altra. Una scrittura che coinvolge, incuriosisce, ricca di dialoghi in dialetto siciliano che contribuiscono a dare veridicità al racconto.

 


 

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