La signora del martedì

La signora del martedì

L’albergo “Lisbona” è più di una pensione o di un hotel. È un rifugio per anime libere. Un luogo in cui l’amore e la passione possono assumere molteplici aspetti. Il sentimento farsi spazio oltre le convenzioni sociali e di facciata e l’individualità essere qualcosa da perseguire e non da condannare. Qui, ogni martedì pomeriggio arriva, per un’ora, una affascinante signora per “comprare” sesso da un attore porno, ridotto quasi alla miseria dopo aver subito un ictus e ormai alla fine della sua, tutto sommato, onesta carriera. Un attore porno emotivo e dal cuore nobile che appuntamento dopo appuntamento si innamora follemente e senza essere ricambiato della sua particolare cliente. Un attore porno con all’anagrafe un nome inadattissimo alla professione che si è scelto, Bonamente, e un nome d’arte altrettanto ridicolo, Zagor. Ma il dio protettore degli ex attori porno sfigati ha deciso di avere per quest’uomo uno sguardo misericordioso e fargli trovare una casa e una famiglia proprio all’albergo “Lisbona”. Una struttura fondata e diretta in maniera ineccepibile dal signor Alfredo. Travestito dal gran cuore e dall’emotività pronunciata quanto quella del suo ospite. E la protezione tra esseri simili è la cosa più importante che poteva capitare a entrambi. Tanto che Bonamente segue con trepidazione le questioni di cuore del suo padrone di casa e Alfredo quando comprende che la signora del martedì è diventata per il suo pupillo qualcosa di importante e profondo cerca di metterlo al riparo da un amore che potrà solo causargli infelicità. Almeno secondo lui. E sarà l’esperienza, il sesto senso, l’aver vissuto anche lui pericolosamente per qualche tempo, ma Alfredo comincia a pensare che l’affascinante e ricca signora che ogni martedì paga un’ora d’amore a Bonamente ha più di un segreto da nascondere e probabilmente è più pericolosa e oscura di quanto anche loro possano immaginare. Chi è, dunque, questa signora del martedì? E quanti misteri si porta dietro?

Aspettare che Massimo Carlotto dia alla luce un nuovo romanzo può essere sfiancante, ma alla fine l’attesa è sempre premiata. Il suo ultimo noir è qualcosa di unico, una storia sussurrata e inquietante. Un ritmo cadenzato e quasi cantabile che accompagna il lettore fin dalle prime pagine, ammonendolo a riflettere sul fatto che quella a cui assisterà nel corso dell’opera è una commedia umana tra le più variegate a livello di sentimenti. Ne La signora del martedì tutto è struggentemente emotivo. Si uccide per amore, si distruggono famiglie per perseguire un ideale di equità e giustizia, si tradisce per passione, si ricatta e si minaccia per senso di gratitudine, si paga il sesso perché si è innamorati della propria libertà, ci si traveste perché l’amore per sé stessi è il sentimento più puro di tutti i sentimenti. E Carlotto, da vero maestro, come in uno dei perfetti mosaici dell’arte classica alterna le tessere colorandole di vita o di morte e di tutte le altre declinazioni cromatiche che contribuiscono all’esistenza della vita umana. La denuncia sociale e del sistema che fa l’autore in questo romanzo è particolareggiata e ben precisa: si può essere o meno d’accordo, ma sicuramente non si può ignorare la bellezza che accompagna la solidarietà e il senso di appartenenza tra persone sulle quali la società ipocrita e giudicante ha deciso di accanirsi. La protezione tra esseri simili rimane il grande insegnamento di questo noir, che non risparmia di puntare il dito contro capò perbenisti pronti a rovinare la vita degli altri per un senso di giustizialismo da caccia alle streghe e contro chi, in generale, sembra provare piacere a dare spallate risolutive a muri già pericolanti. Sarebbe troppo facile dire che l’amore salva sempre. Non è così. A volte l’amore può anche uccidere. L’espiazione, però, ha mille sfaccettature e altrettanti modi per essere assolta. L’importante è trovare il proprio.



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