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La sindrome del terzo panino

La sindrome del terzo panino

Il venticinque febbraio del 1973 nella stanza numero trentadue dell’ospedale “Vana Speranza” di Foggia nasce lui, Augusto Gianluca Marinangeli. O meglio, questo è quello che sperava fosse in realtà il suo nome ma al contrario il braccialetto sul suo braccino recitava semplicemente Gianluca, come lo zio di suo papà. Ma il trauma per lui non è tanto quello quanto l’essere nato con ventuno giorni di ritardo sul termine previsto. Si, avete capito bene. Evidentemente quel suo essere timido e mansueto persino dentro il pancione materno deve aver fatto dimenticare anche a sua madre della sua presenza lì dentro. Ma poi quella domenica di fine febbraio finalmente si è deciso nonostante tutto a venir fuori. Certo, dopo un lasso di tempo così lungo gli effetti non tardarono a palesarsi: pare infatti che quando l’ostetrica lo tirò finalmente fuori, fu lei a scoppiare in lacrime per prima, stante la bruttezza di quell’esserino striminzito, anziché lui. E certo quello fu sicuramente il primo tassello di una lunga serie di inconvenienti che finiranno per minare la sua già fragile personalità. Di sicuro il deficit di personalità è acuito anche del fatto che lui è il terzogenito e che quindi risponde perfettamente alla casistica tipo a base della sua teoria fondata sulla legge economica dell’utilità marginale decrescente. Ovvero: se uno sta morendo di fame e gli si pone davanti un bel panino farcito certamente questo in quattro morsi lo divorerà. Ora, se dopo aver terminato il primo gliene proponessero un secondo, lo divorerebbe certo, ma con meno voracità del precedente. Ma davanti ad un terzo panino la sua sazietà gli imporrebbe di mangiarlo magari solo per non buttarlo via, ma lo troverebbe indiscutibilmente meno gustoso e saporito rispetto al primo. Ecco, lui si è sempre sentito esattamente come quel terzo panino, cosa che ha permesso peraltro al suo psicologo durante uno dei loro primi incontri - non trovando riscontro e casistica in ambito medico per la sua sintomatologia – di etichettarla per l’appunto semplicemente come: “La sindrome del terzo panino”…

Gianluca Marinangeli, pugliese di nascita e marchigiano d’adozione, poliedrico attore teatrale ma con incursioni anche in numerosi cortometraggi per il grande schermo, traspone proprio il suo omonimo monologo teatrale di cui è anche autore e regista già portato in giro con successo nell’Italia pre-Covid, in un divertentissimo, spassoso quanto riflessivo racconto da leggere tutto d’un fiato. Una serie di disavventure che colpiscono il nostro Gianluca sin dalla nascita ritardataria passando per gli anni dell’infanzia, dell’adolescenza, nonché dell’età adulta, tra amori platonici, delusioni, sfighe e disavventure varie, sempre accompagnato dalla sua sindrome del terzo panino, che è un po’ come fosse la sindrome di Calimero o di Fantozzi, ma che grazie alla sua naturale autoironia e soprattutto ad un episodio tanto drammatico quanto rivelatore ad un certo punto della sua vita, riuscirà a comprendere come in realtà affrontare la realtà sia tutt’altra cosa rispetto al lasciarsi semplicemente attraversare da questa e che anche un terzo panino può benissimo essere gustato e apprezzato come fosse il primo. Con uno stile molto discorsivo, ironico, Marinangeli riesce a strappare più di un sorriso ma nel contempo con delicatezza riesce alla fine anche a far riflettere e perché no, commuovere. Un piccolo manuale di sopravvivenza in cui è impossibile non riconoscersi e provare empatia per il protagonista, noi che a volte presi dal vortice degli eventi finiamo per lasciare che la vita troppo spesso scelga al posto nostro.