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La società del coraggio

La società del coraggio

A Dortmund è vietato ricordare. O meglio, è consigliato non indulgere nel passato: non sono previste vere e proprie sanzioni, ma tutti sanno che la malinconia rende inoperosi, rabbiosi, e mina la libertà individuale. Le immagini della guerra, tuttavia, le si affacciano insistenti alla memoria: la grande casa di un tempo, la malattia di sua madre e i centotre giorni che le rimanevano da vivere; il grande salone scuro che odorava di chiuso, i bombardamenti, i custodi, che avevano adocchiato pellicce e tovaglie sulle quali non vedevano l’ora di mettere le mani. Le piacerebbe molto condividere i ricordi – ovviamente in gran segreto – con il suo collega, il dottor Nassau. Ma chissà come reagirebbe l’uomo sapendolo... La zia vuole che Teresa balli, che muova i fianchi in modo grazioso proprio lì, sulla terrazza del Circolo. Sua nipote ha solo dodici anni, ma la precoce sensualità della ragazzina non è sfuggita alla sua attenzione: vuole tirargliela fuori, in ogni modo. Ma Teresa sa bene che la zia, nonostante un falso atteggiamento da chioccia, è una donna crudele, e prima o dopo userà quella stessa sensualità per screditarla... Teresa riconosce sua cugina Laura dalle pagine di gossip di un rotocalco. Le labbra rifatte, i capelli platinati, il matrimonio in pompa magna con un famoso politico. Ne è passata di acqua sotto i ponti, e la vita ha preso direzioni inaspettate. Teresa e Laura sono state separate da piccole, in seguito ad una lite su di un’eredità; prima di allora erano sempre insieme, migliori amiche, fondatrici della Società del coraggio. Logo: una clessidra, piena nella parte superiore. Capo: Teresa. Vice capo: Laura. Scopo: compiere atti di coraggio. Tipo comprare sigarette dicendo al tabaccaio che sono per il nonno, o camminare ad occhi chiusi sul muro di cinta della terrazza su uno strapiombo di tre piani... Yvonne pensa continuamente a quelle mele sparse sul selciato del marciapiede, di fronte al suo portone. Verdi, dalle striature brune, si sono incuneate nelle fessure delle mattonelle, e ai piedi dell’oleandro, nella terra libera. Come ci sono finite lì per terra? Magari una lite di coppia: lei è delusa da lui, scende dalla macchina, e nell’atto di sbattere la portiera il sacco con le mele si rovescia. Oppure, è stata una vecchia maldestra a farle cadere, impossibilitata a reggere bastone e sportina senza fare danni...

La parabola della vita declinata al femminile. Tredici racconti: alcuni brevissimi, altri più lunghi, nei quali le donne sono ancora le protagoniste incontrastate. Una penna elegante che le descrive e le racconta in maniera perfetta, che ne sonda l’animo in modo estremamente delicato, ma che sa anche imprimere con forza nelle pagine tutta la vastità e la complessità dei sentimenti, dei pensieri e delle emozioni scoperte. Le protagoniste di questa gradevole raccolta sono ritratte nelle varie età della vita: bambine coraggiose piene di immaginazione e positività; adolescenti irrequiete che affrontano i pericoli e i mutamenti del corpo in un misto di eccitazione e spavento; adulte alle prese coi sogni infranti schiacciate dalla quotidianità; anziane nostalgiche in preda ad acciacchi più o meno gravi, che si incamminano inesorabilmente, e con grande dignità, verso il termine del loro cammino. L’autrice, Stefania Portaccio (leccese, classe 1957) nasce ufficialmente come poetessa nel 1986, quando per la prima volta i suoi versi compaiono nel volume collettivo Sette poeti del Premio Montale. Nel corso degli anni si è cimentata con successo anche con testi di saggistica e narrativa, e non è la prima volta che la “questione femminile” entra a far parte dei suoi scritti: interessante in tal senso la raccolta Il padre di Cenerentola e altre storie, pubblicato nel 2016 sempre da Manni editore, nel quale la Portaccio riscrive per adulti ben undici fiabe dei fratelli Grimm, portando alla luce come molte di queste – diffusissime fino al Seicento – mostrassero fanciulle perseguitate da familiari maschi. “Entrare nelle fiabe era un’eccitazione fisica ed emotiva: smarrirmi nei boschi stando sdraiata sul divano del tinello; superare grandi prove […]. L’incantesimo di gustare delle cose vere dentro le non vere”. L’elemento fiaba ritorna anche ne La società del coraggio, nel racconto Gratitudine, nel quale durante uno scambio epistolare tra due amiche, una racconta all’altra del suo “buon matrimonio” alternando realtà e fantasia, quasi che un po’ di immaginazione possa aiutare a sopportare un presente dalle troppe sfumature grigie. Tra i vari riconoscimenti vinti dall’autrice, c’è anche quello per il racconto di apertura di quest’ultima raccolta: Dortmund vince nel 2017 la sezione Narrativa-Racconto del Premio InediTO - Colline di Torino, grazie al cui contributo è stato pubblicato nell’aprile 2018 in formato eBook da Il Camaleonte Edizioni. Il racconto di una donna che cerca invano l’amore in un tempo indefinito: quasi una sorta di distopia, nel quale il passato è bandito dal nuovo ordine di governo, e il presente sterile, trovando il suo confine nella singola giornata, non permette la conoscenza profonda dell’individuo. La foto è di Dino Ignani (https://www.dinoignani.net/).