La storia del rock in Italia

Che avvenga attraverso gli album di Lou Reed, o per via del fascino delle sonorità prog dei King Crimson, o ancora, vedendo uno sfrenato Celentano esibirsi sul palco di Sanremo come nessuno aveva mai fatto prima, una cosa è certa: questa musica ti travolge come un treno lanciato senza freni, e niente sarà più uguale. Questo vale per ogni generazione, da ormai almeno sei decadi. Il rock’n’roll è un argomento serio e, soprattutto, senza confini. Parlare di rock italiano sarebbe, perciò, l’equivalente di voler estremamente banalizzare; molto più coretto sarebbe parlare, invece, di rock in Italia. L’arrivo dei ritmi beat e della loro evoluzione nel nostro Paese è, soprattutto, una questione culturale influenzata da molteplici fattori: cinema, melting pot, letteratura, politica. Un’opportunità commerciale che, nella società italiana degli Anni ’50, ancora pochi illuminati tra gli addetti ai lavori colgono. Un viaggio che parte dai tempi degli “urlatori”, per arrivare fino ai protagonisti di quel favoloso movimento indie di metà Anni ’90. Oltre cinquant’anni di musica documentati con precisione, attraverso aneddoti, collegamenti, fotografie e tantissimo nozionismo…

Quando, a un certo punto, la società italiana ha deciso di sdoganare definitivamente il rock’n’roll, fatto epocale che potrebbe collocarsi temporalmente dopo la fine della grande diffusione dell’eroina nelle periferie, il panorama culturale nostrano ha vissuto un periodo di profonde crisi di identità. Una volta stabilito che se ti ascoltavi Bollicine di Vasco non è che per forza dopo ti dovevi fare, le eminenze grigie della discografia (e non solo) tricolore hanno deciso che “rock è bello” e, soprattutto, che si tratta un aggettivo che definisce tutto e niente, buono per tutte le stagioni. Insomma, c’è stato un periodo in cui tutto era “rock”, melodico e in quattro quarti, ma pur sempre rock. Un po’ di quella mentalità carnevalesca, fatta soprattutto di simboli e luoghi comuni, ancora ce la portiamo dietro, e personaggi che trent’anni fa venivano considerati quasi impresentabili, sono oggi celebrati a livello dei grandi eroi del Risorgimento. In questo scenario, La storia del rock in Italia rappresenta un faro non solo per chi ha vissuto una o più delle fasi culturali descritte nel libro, ma soprattutto per chi a quel mondo si vuole approcciare. Roberto Caselli e Stefano Gilardino, con tutta la loro pluridecennale esperienza di critici e giornalisti musicali, tracciano un compendio che trova il suo maggior pregio soprattutto nelle “storie nelle storie”, nei contesti sociali e culturali che sono stati la pista di decollo di artisti grandi e meno grandi, di sicuro dotati di coraggio e intraprendenza, oltre che di talento. Leggendo questo corposo volume, che suddivide il tema del rock in Italia in nove diversi periodi, emerge una realtà complessa che è stata troppo spesso banalizzata dal marketing, dalla TV e dai giornali: anche se oggi molti artisti, un tempo pionieri, sono considerati parte dell’establishment e sulla loro ombra si sono consolidate altre carriere, c’è stato un tempo in cui il target commerciale non era affatto l’obiettivo perché, per citare un Franco Battiato d’annata, “non è interessante essere rassicuranti col pubblico”.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER