La storia della matita

La storia della matita

Basta una matita e un foglio bianco per riversare pensieri ed emozioni, storie e parole che dicono di noi. Scrivere, esprimersi, comunicare è lo stesso per tutti, nessuno escluso. Al centro c’è la parola. Parole per riconquistare il mondo, per capire la realtà, per trattenere i ricordi. Parole inusuali e “truffaldine” che “tolgono molta voglia di studiare”. Parole imperfette che non riescono ad esprimere la complessità. E poi giochi di parole, Goethe e Rembrandt, il linguaggio che si fa arte nella fusione della natura con l’opera di artigiano. La paura e il desiderio della solitudine. La consapevolezza delle proprie percezioni si fa scrittura ed emerge, prepotente, la necessità di riconquistare una dimensione intima mai scontata. Sfumature di parole che esprimono le mille sfaccettature dei sentimenti. Una vita fatta a brandelli ricucita dalla parola. Tutto l’umano nelle sue mani, e da qui alla pagina. Esercizi di scrittura e di vita, ingegneria della parola e creazione artistica per “dare un nome a una necessità vitale”: scrivere la realtà, dare un senso alla casualità dell’esistenza. Il linguaggio rendere liberi. Ma quale impulso spinge a scrivere e a scrivere di tutto? L’intuizione è solo l’inizio...

Peter Handke, classe 1942 e premio Nobel per la Letteratura nel 2019, è noto anche per la collaborazione con Wim Wenders alla sceneggiatura de Il cielo sopra Berlino. Scritto tra il 1976 e il 1980 e pubblicato per la prima volta in Italia nel 1992, Storia della matita è uno zibaldone ricco ed affascinante, sorprendentemente attuale e originale: storie di qualche riga appena si alternano ad aforismi, ricordi ed esercizi di stile seguono sogni e visioni, citazioni completano riflessioni esistenziali. Il lettore che si aspetta una struttura classica resterà deluso ma se avrà la pazienza di andare fino in fondo troverà un’inaspettata ricchezza stilistica, di linguaggio e concettuale che vale lo sforzo di lettura. Un’autobiografia intensa perché scritta da dentro, con la prospettiva del mondo interiore che è caos ma anche armonia. Il lettore ha il difficile compito di orientarsi in questo mare magnum e cercare un filo conduttore (che apparentemente non esiste), mettere ordine e dare un senso. Un senso che non è mai banalità, né autocompiacimento, ma che rivela la capacità di cercare, di andare a fondo, di non accontentarsi. Al lettore è chiesto di partecipare con pathos alla ricostruzione di una storia, quella dell’artista e quella di ogni uomo.



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