La strada che va in città

Nini è figlio di un cugino del papà ed è con loro sin da tenera età. Avrebbe dovuto occuparsi di lui suo nonno, ma non essendone in grado, lo hanno fatto loro. Alla morte del vecchio, Nini si trasferisce definitivamente in casa. Il ragazzino si unisce ad una famiglia già numerosa. Sono cinque i figli che ne fanno parte: Delia, Azalea - ormai sposata e “cittadina” -, e poi Giovanni, Gabriele e Vittorio. Delia in casa non ci sta per niente bene. Troppa gente, troppi figli e trova sia un luogo comune il fatto che laddove ci siano tanti bambini c’è tanta allegria. In quel caos, di allegro non c’è proprio nulla. Delia non vede l’ora di sposarsi: spera che accada proprio come ad Azalea, che a diciassette anni è riuscita così ad andare via di casa. Un bel matrimonio e via da quella bolgia! Quello che però la preoccupa, è che ha già sedici anni e nessuno l’ha ancora chiesta in moglie. Anche Giovanni e Nini vogliono andare via: ad essere felici di restare sono solo i piccoli. La casa dove vivono è rossa e ha un bel pergolato davanti: essendo in tanti, non c’è posto per i vestiti di tutti e allora la ringhiera diventa un ottimo appoggia abiti. La mamma è intenta a cacciare le galline dalla cucina e il grammofono va con l’unico disco che possiedono, così la canzone è sempre la stessa. Giovanni e Nini dormono nella stanza accanto e al mattino la svegliano con tre colpi sul muro. Delia si alza, si veste in tutta fretta e insieme ai suoi fratelli corre verso la città. La strada è lunga, ci mettono circa un’ora. Una volta arrivati si separano, come se non si conoscessero: ognuno va per i fatti propri. Delia incontra qualche amica e passeggia con lei, poi incontra Azalea con il suo bel cappello che non la saluta perché lei non ne indossa uno. Si ferma in riva al fiume la ragazza, e mangia pane e arance con la sua amica del cuore, poi va a trovare sua sorella che è quasi sempre a letto a leggere o a litigare al telefono con l’amante, senza minimamente curarsi dei figli e della casa. Rientra suo marito poco dopo e litiga anche con lui, che però non le presta la minima attenzione, legge il giornale, sbuffa e chiede protezione a Dio. Azalea si alza dal letto solo per pranzare e non appena, subito dopo mangiato, il marito esce di casa, ci torna e dorme. Alla casa, ai bambini e al telefono che squilla ci pensa Ottavia, la cameriera, con la sua treccia nera e arruffata. I bimbi urlano, il telefono squilla, le porte fanno un gran rumore sbattendo e la donna continua a dormire come se nulla stesse accadendo. Delia sa che sua sorella ha l’amante, ma Ottavia le svela che anche il signore ha un’altra donna. Delia va via senza profferire parola, si siede su una panchina con la sua amica e guarda i vestiti delle signore che passano. Vede anche Giovanni e Nini, ma non li chiama, non dice nulla. I tre ragazzi si ritrovano fuori città, sulla strada polverosa che li ricondurrà a casa...

Delia e la sua voglia di una vita migliore, sono le indiscusse protagoniste di questo La strada che va in città di Natalia Ginzburg. La giovane tutti i giorni, percorre quella strada che conduce in città, per guardare i negozi, passeggiare con le amiche e soprattutto per non vedere la povertà della sua famiglia, della quale non va per niente fiera. Sogna il matrimonio Delia, semplicemente per scappare via da quella casa e poter vivere in città. In realtà la ragazza non si legge dentro abbastanza, non comprende se stessa e i suoi reali bisogni e si ritrova così legata a Giulio, ma innamorata persa di Nini. La strada che va in città è il romanzo d’esordio di Natalia Ginzburg, pubblicato per la prima volta nel 1942 e vuole essere una lente di ingrandimento sulle problematiche che affliggono la gioventù dell’epoca, appartenente alle classi sociali più povere e strette nella morsa dell’ignoranza e alla spasmodica ricerca della ricchezza o quanto meno di una condizione più comoda. Come sempre la Ginzburg non dà alcun giudizio, ma è la voce di Delia a raccontare in maniera asciutta e diretta la storia della sua arrampicata sociale e di quanto si possa rivelare dolorosa quella voglia di farcela a ogni costo, sino ad arrivare a mettere da parte gli affetti, le emozioni e i sentimenti. Parla la giovane protagonista di come la sua voglia di emulazione abbia giocato un ruolo determinante nelle scelte sbagliate che le hanno cambiato radicalmente la vita. Delia, una ragazza ingenua che finisce con l’essere come Azalea, scaltra e arrivista. Un romanzo improntato sulla malinconica consapevolezza che la vita può regalare amare sconfitte al posto di grandi vittorie, perdite talmente tristi, tanto da far diventare anche il ricordo doloroso. Uno stile più acerbo quello della scrittrice palermitana in questo La via che porta in città, ma ugualmente piacevole, in cui emerge tutto il tormento della Ginzburg, elemento che caratterizza anche la sua scrittura più matura. Un libro da leggere, per conoscere gli albori di una grande scrittrice, che senza se e senza ma ha sempre raccontato le sue storie in maniera semplice e limpida, prestando un occhio attento alle dinamiche famigliari e femminili.

 


 

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