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La tredicesima cattedra

Non ci ha messo molto il professore a cedere alle lusinghe di Melchior: concorrere per una cattedra, la tredicesima e ultima, nel prestigioso Collegio della Rocca di Monteferro. È una occasione unica e irripetibile, ma si tratta di sparire dalla vita quotidiana, ricostruirsi un’identità e dedicarsi finalmente alla ricerca, al piacere della lettura, al piacere della speculazione. Superati i vincoli di mantenimento di moglie e figli, il gioco è fatto: nuova faccia, nuova identità e si può partire. Può dedicarsi a questa nuova avventura accademica, che gli consentirà non solo notorietà ma anche una pensione più che dignitosa: gli viene offerto un mandato provvisorio con un periodo di prova di due mesi, durante i quali dovrà tenere 7 lezioni su 7 argomenti di filosofia differenti. A Monteferro la vita trascorre fin troppo tranquillamente, fra passeggiate e chiacchierate con i colleghi, ma soprattutto immerso nelle letture che gli offre la fornitissima biblioteca di Tibaldo. In quel luogo eterno, si lascia trasportare da letture che spaziano da Edgard Alan Poe, alle gesta dei Templari, agli scritti sul Terzo Reich, all’Apocalisse. Nel frattempo si dedica anche alla stesura della biografia di Alessio, un progetto di romanzo che doveva occupare il suo anno sabbatico. Fra letture, serate mondane, concerti jazz e caffè fra accademici, deve difendersi dalla concorrenza di Asvero, spalleggiato da Astrea. Sarà una battaglia all’ultima battuta … erudita!

Disancorato dallo spazio e dal tempo, e supportata da una prosa secca, asciutta, quasi a scatti, la narrazione di Franco Cordero ci conduce in un labirinto letterario e mentale degno de La Biblioteca di Babele di Jorge Luis Borges (con ovvie differenze di approccio filosofico e culturale). La letterarietà del testo è dimostrata dall’approccio pirandelliano, segnato dalla finzione della morte (altro tema caro a Borges) e dal cambio di identità per iniziare la nuova vita. Non c’è una vera e propria storia, c’è il piacere di rincorrere storie, di lasciarsi trasportare da una vicenda all’altra, da un’idea all’altra, senza un filo conduttore ben preciso, anzi con un filo conduttore molto labile e flessibile. I temi delle sette lezioni, ma anche i numerosi riferimenti appiccicati senza pudore anche in modo azzardato, sono una voluta provocazione ad una lettura lineare delle idee e della letteratura; così anche lo stile esuberante, fatto di frasi sincopate, quasi di brevi pensieri che si legano solo se il lettore è presente e attento. Nel romanzo si intrecciano e completano le mille pulsioni di un intellettuale che in parte si fa beffe delle piccolezze del mondo accademico, in parte brama una svolta definitiva alla sua quotidianità. E forse a modo suo è riuscito nel suo intento: Franco Cordero, giurista e romanziere, è morto pochi giorni prima della comparsa nelle librerie del suo romanzo, quasi a voler rappresentare in modo platealmente teatrale la sua idea di cambiamento e di rinascita.