La tuffatrice

La tuffatrice

Mille metri. L’altezza esatta stabilita dal comitato mondiale di Highrise Diving, lo sport di cui Riva Karnovsky, “tuffatrice di grattacieli”, è da anni campionessa indiscussa: un’icona, adorata e osannata dai fans. Eppure, all’improvviso, senza alcuna causa apparente e senza fornire spiegazioni, Riva ha rescisso il contratto con l’accademia, l’associazione che organizza l’Highrise Diver World Championship, il campionato del mondo della specialità. Rifiuta persino di incontrare Dom Wu, suo mentore – e secondo alcune voci, suo amante –, e di sottoporsi alle sedute di terapia previste in caso di abbandono ingiustificato dell’attività. Aston, il suo compagno fotografo – che grazie a Dancer_of_the_Sky, una sequenza di immagini che la ritraeva in volo tra gli edifici, ha raggiunto a sua volta la fama –, è preoccupato: teme si ritroveranno presto sul lastrico. Dovranno rinunciare al lussuoso appartamento al sessantaquattresimo piano, con mobili di design, dall’ “ampio salotto progettato da un famoso architetto d’interni e comparso varie volte nei blog del settore”. E cosa sarà di “Rivaston”, il brand di successo a cui sono collegate app e canali social che catalizzano l’amore dei tifosi? A Riva tutto questo non sembra interessare. Parla a fatica. Il suo corpo, fino a poco tempo prima assolutamente perfetto nel Flysuit, il costume che le permetteva di lanciarsi dagli edifici e controllare la caduta, giorno dopo giorno sta perdendo tono muscolare. I finanziatori dell’accademia sanno che il ritiro di una star del suo calibro mette a rischio i loro investimenti. È per questo che hanno ingaggiato la “PsySolutions”, società di consulenze psicologiche specializzata nell’offrire supporto a personaggi famosi. L’incarico di scoprire cosa sia accaduto alla campionessa, e porvi rimedio, facendo in modo che torni ad allenarsi, è stato affidato alla giovane ed ambiziosa Hitomi Yoshida. Ma nonostante l’intenso programma di videosorveglianza con telecamere nascoste, l’accesso a tutti gli archivi digitali e alle app utilizzate dall’atleta, e i contatti con Aston, non viene registrato alcun progresso. Master, il capo di Hitomi, inizia a mostrare segni di nervosismo...

“In uno dei seminari della clinica ci hanno consigliato di fare un esercizio di visualizzazione quando veniamo colti dalla paura, per imparare a superarla. È un esercizio che ripetiamo sempre: dobbiamo immaginare una tuffatrice mentre si lancia nel vuoto. [...] Ho chiuso gli occhi e ho provato a immaginare Riva quando era una giovane tuffatrice di grattacieli...”. La vita scorre sugli schermi dei tablet, strumenti di lavoro, intrattenimento, controllo. Tutto fa capo ad un marchio registrato. Tutto avviene sotto gli occhi attenti delle telecamere. Tutto, dalla nascita, al lavoro, agli incontri con i potenziali partner, è meticolosamente regolato. Lo stesso benessere individuale, fisico e psicologico, costituisce una mera variabile dell’equazione della produttività, in un sistema classista e gerarchico, dominato dalle big data companies e fondato sulla competizione tra persone a caccia di briciole di privilegio. Scalare la piramide sociale comporta uno stipendio più elevato, maggiori privilegi abitativi. I vincenti divengono oggetto di culto, le loro vite convertite in contenuti ossessivamente condivisi e rilanciati attraverso le piattaforme social. Non esiste spazio per la privacy. Cosa accade se si prova a dire “basta”? O se semplicemente nella propria esistenza fa irruzione quell’elemento di caos che consente di vedere sotto una luce differente il proprio percorso di vita? Julia von Lucadou, tedesca, nativa di Heidelberg – classe 1982, autrice con studi di drammaturgia, teatro e arti cinematografiche alle spalle, ed un passato sui set come assistente alla regia e addetta al montaggio –, con La tuffatrice (Die Hochhausspringerin in originale, romanzo che si è aggiudicato nel 2019 il prestigioso Schweizer Literaturepreis, il Premio svizzero di letteratura), regala una superba prova d’esordio, costruendo intorno alla figura di Riva Karnovsky, campionessa di tuffi dai grattacieli, la perfetta metafora di un sistema economico e sociale dove la ricerca del limite porta ciascuno a gravitare costantemente e pericolosamente vicino al proprio punto di rottura, ed esplorandone gli aspetti più drammatici attraverso la voce narrante, quella di Hitomi Yoshida, psicologa, che nel tentativo di riportare l’atleta all’ambiente delle gare, finisce con lo sperimentare di persona le conseguenze della caduta. Una avvincente, inquietante trama distopica che mette a fuoco i contorni taglienti di una società distante solo poco più di un passo dalla nostra.



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