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La vendetta del serpente

La vendetta del serpente

A Baia Domitiae la notte del 27 settembre 46 d.C. c’è un temporale. Larentia scappa per i boschi con un fagotto tra le braccia: si tratta di Valeria Rufilla, la figlia del senatore Marco Quinto Valerio Rufo, fedelissimo dell’imperatore Claudio. Appresa la notizia, Rufo insieme ai compagni legionari cerca disperatamente la schiava fuggitiva finché uno dei suoi, Arash, trova la donna morente, che confessa di aver rapito la bambina per poter avere indietro la propria figlia e di averla consegnata a due uomini che agiscono per conto di qualcuno che da anni cova propositi di vendetta contro Rufo. Il senatore si interroga su chi possa essere, nutrendo il terribile sospetto di conoscere già il nome del nemico. Grazie ad alcune indicazioni, Rufo e i suoi arrivano al tempio di Ecate, dove trovano la figlia di Larentia, Mirta, abbandonata anni prima dalla madre. È lei a rivelare che proprio in quel luogo, la sera prima dell’arrivo di Rufo e della sua compagnia, un uomo è venuto a reclamare una bambina da poco giunta per sacrificarla nella cerimonia di novilunio, un antico rito ancora vigente tra le popolazioni dell’entroterra. La piccola vittima sembra essere proprio la figlia del senatore. Mentre tra Mirta e Arash sboccia l’amore ed esplode la passione, Rufo con l’aiuto dei suoi fidati legionari si mette sulle tracce della figlia e del nemico nella speranza che non sia già troppo tardi...

Adele Vieri Castellano torna a raccontare la Roma imperiale ambientando il sesto romanzo della saga Roma Caput Mundi al tempo dell’imperatore Claudio, nel 46 dopo Cristo. Grande appassionata di storia ed in particolare di quella dell’Impero romano, l’autrice ricostruisce fedelmente l’atmosfera del periodo, nonostante a tratti i dialoghi risultino poco convincenti. L’attenzione del lettore è catturata dai personaggi e dal carattere che li anima e che risulta così lontano dallo stereotipo tipico di un’epoca storica fatta di intrighi e sospetti anche tra gli affetti più cari. Il senatore Marco Quinto Valerio Rufo è infatti un uomo giusto, un servitore fedele dell’imperatore e della patria, innamorato della famiglia e soprattutto della moglie, Livia Valeria. Le figure femminili spiccano perché atipiche: emancipate, complesse, volitive le donne del romanzo, Livia, Mirta, Giulia dimostrano di avere grande coraggio e di godere di una certa autonomia. La lettura scorre veloce tenendo compagnia e portando il lettore a spasso per boschi, templi e quartieri malfamati di un’epoca che ha sempre affascinato e continua a piacere. Se mai ce ne fosse bisogno, il romanzo riconferma la straordinaria bravura di Adele Vieri Castellano in un genere letterario come il romance (il vecchio buon rosa), spesso bistrattato - soprattutto dalla critica italiana - ma in grado di appassionare milioni di lettrici in tutto il mondo.