La versione di Candida

La versione di Candida
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Candida è una bambina intelligente, impara molto presto a leggere e a scrivere tanto da saltare la prima elementare; frequenta la scuola in luoghi sempre diversi a causa del lavoro di suo padre, segretario comunale che passa di paesino in paesino della provincia toscana. A un certo punto, dopo la quinta elementare, Candida vede la sua vita dividersi tra i suoi genitori – con i quali passa il periodo estivo – e gli zii Palmerio e Silvia, dai quali soggiorna ad Arezzo per tutta la durata dell’anno scolastico. Vivere tra due famiglie non è una cosa facile: spesso dagli zii si sente un’ospite sgradita, soprattutto quando ha dei comportamenti che loro non approvano, ma Candida cerca di viverla in modo normale: è per questo che si costruisce una corazza, fingendo indifferenza per non soffrire, per non pesare ancora di più su sua madre, che a ogni separazione si scioglie in lacrime, subendo il distacco con doloroso fatalismo; dopotutto, a quei tempi non è insolito affidare i propri figli ad altri membri della famiglia, privilegiando il lato economico e pratico della questione, ma il trauma dell’abbandono rimane comunque impresso, come una cicatrice. Anche Vincenzo ha la sua cicatrice: anche la sua infanzia è stata traumatica, segnata dall’amputazione della gamba sinistra all’età di otto anni; una ferita di guerra, causata dal bombardamento alleato che ha scagliato su di lui e su sua sorella Anna un centinaio di bombe. La madre di Vincenzo, Giannina, vive con dolorosa umiliazione la mutilazione del figlio, il quale assorbe i sentimenti materni facendoli suoi, imparando ad opporre l’indifferenza al disprezzo e, per contro, ricercando continuamente affetto e approvazione. Vengono da due ambienti sociali diversi Candida e Vincenzo: lei la ragazza borghese, lui figlio di proletari campagnoli; anche la loro indole si può definire opposta: lei è una ragazza bella ma insicura; lui, un tipo carismatico e anticonformista, uno degli studenti più in vista della Normale di Pisa, luogo nel quale avviene il loro incontro, tra il 1960 e il ’61. Sono le occhiate sfuggenti ma eloquenti di Candida che incoraggiano Vincenzo a farsi avanti, con un atteggiamento spavaldo, quasi aggressivo, per mascherare il suo timore, l’eterna paura del rifiuto: il legame che si instaura tra loro è inebriante, fatto di attrazione reciproca e letteratura, di lunghe passeggiate e merende a base di salame e cecìna; ma la gioia dei due giovani dovrà ben presto misurarsi con una miriade di problemi, legati alla salute di Vincenzo, ma non solo...

Vincenzo e Candida si sono sposati negli anni ’60, credendo fermamente, come molti della loro generazione, negli ideali di matrimonio e famiglia; ma un ideale è un po’ un sogno, un’utopia, qualcosa che richiede impegno e dedizione affinché diventi il più possibile reale. E invece, Vincenzo e Candida sembrano percorrere vie parallele, senza mai incontrarsi; il dialogo non è il loro forte, e di fronte alle contrarietà sono più spesso il viso e il corpo a parlare, mentre le bocche rimangono irrimediabilmente chiuse. Anche il rapporto con i figli risulta essere fuori dagli schemi. Vincenzo l’ha davvero amata, o stare con una donna come lei ha rappresentato solo una scelta di comodo? Si chiede Candida, che altri non è che lo pseudonimo dietro il quale si cela la stessa autrice, Ivanna Rosi, e che ben si addice all’indole pura e ingenua della protagonista. Ha davvero conosciuto suo marito, o è rimasta volutamente cieca di fronte al suo mondo interiore per ben cinquant’anni di vita insieme? Plagiata e messa in ombra dalla personalità carismatica e volubile di Vincenzo, la donna ha continuato a mettere in atto il processo di rimozione del dolore imparato suo malgrado fin dalla tenera età. E così ha perdonato, metabolizzato, accantonato, tra separazioni e riconciliazioni. Il silenzio che opprime la coppia; la passione politica che entra prepotentemente nella vita coniugale, quell’abbraccio dogmatico agli ideali di sinistra che indirizzano Vincenzo verso un’ipotetica superiorità morale e il conseguente disprezzo di tutto ciò che è borghese, suoceri compresi. Poi, quando la passione politica svanisce, il trasporto di Vincenzo che fa rotta verso altri lidi. Altre donne. In barba alla moralità. La versione di Candida è il racconto autobiografico di un matrimonio, un tentativo catartico di riappropriarsi del proprio passato, ricercando chiarezza e, forse, un po’ di verità, affidandosi ad alcuni significativi carteggi ritrovati per caso in fondo ad un cassetto, ma anche a ricordi e testimonianze di amici e conoscenti; è un racconto intenso, doloroso, soprattutto schietto: il vivido affresco di una generazione sognatrice e contestataria che si è ritrovata a fare ben presto i conti con la disillusione.



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