La Vicevita

La Vicevita

“Chi sta in treno è segno che vuole andare da qualche parte e lo fa sempre in vista di qualcos’altro, il suo scopo risiede altrove”. E in quell’altrove, che possiamo chiamare “vicevita”, si fa presto a prendere un treno e trovarsi in un altro mondo. Nella “vicevita” c’è la possibilità di rimanere bloccati a Bologna a causa di una forte nevicata ed essere ospitati da un amico di un amico, che alla fine si scopre non essere affatto quell’amico comune, eppure ci ha regalato la sua ospitalità. Bologna, quella stessa stazione dilaniata da un boato, che ha cambiato la vita di molti frequentatori di treni, lasciandoli sospesi nell’angoscia del viaggio che verrà. Nella “vicevita” si vede tutto al contrario: la direzione di viaggio non è sempre quella del nostro sguardo, eppure andiamo lo stesso, sforzandoci a dare comunque un senso alle cose, un senso diverso, a volte, da quando scendiamo dal treno. Così il passaggio a livello acquisisce significati differenti a seconda che lo si guardi da dentro o da fuori un vagone in movimento, può essere accogliente e rassicurante o il più grande ostacolo da superare. Il treno diventa cometa scintillante, diventa miccia che accende fuochi, ispira, senza però che quell’ispirazione sia cercata o forzata. Si è travolti dal viaggio e dai compagni di viaggio, che arricchiscono i nostri pensieri, insieme a tutti i dettagli di una vita che non è mai ferma, ma in continuo movimento. E quel passaggio dal treno regionale al più moderno treno ad alta velocità è il segno del nostro cambiamento...

Scrivendo questa raccolta di brevi racconti, quasi degli appunti poetici, Valerio Magrelli, senza svestire i panni del poeta e rinunciare al lirismo della sua prosa, raccoglie nero su bianco piccoli appunti e squarci di poesie che accompagnano ed hanno accompagnato il suo rapporto col viaggio e, soprattutto, coi treni, allargando il discorso – senza però pretese di esaustività né di scientificità – ad un affresco sociale in cui ogni lettore può trovare la sua collocazione. E lo fa mettendo insieme oggetti e stili di vita che gli sono più consoni: il treno, con la sua popolazione variopinta, ed il viaggio, con le sue mille incognite. Il treno come luogo fisico dove vivere una vita diversa, una “vicevita”, che si nutre delle vite degli altri. Il treno ed il viaggio come metafora non tanto nascosta di un naturale desiderio di realizzarsi altrove: questa stessa naturalità, che si manifesta come leggerezza e spontaneità, conferisce ai racconti un’aura di divertissement, piacevoli riflessioni sull’uomo, sulla vita sociale, sui cambiamenti. Non c’è imposizione, non c’è forzatura: tutto scivola come il treno sui binari, in modo inesorabile ma anche non invasivo. La prosa infatti, pur caratterizzata da evidenti passaggi logico-deduttivi, si concede a sprazzi di tenue ironia che non sconfina mai però nell’irrisione e nella canzonatura, quanto piuttosto in una consapevole e pacata accettazione della propria condizione. Libello piacevole, da leggere anche in casa, per poter capire come conciliare armonicamente momenti di grande apertura all’esterno, come sono i viaggi, con una forte intimità, quella del viandante che, anche in gruppo, comunque resta sempre solo con i suoi pensieri.



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