La villa delle rose

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Anna Kepler, trentadue anni, single, ha finalmente finito la ristrutturazione di Villa delle Rose, la casa avita ereditata da nonno Kurt. Manca un solo dettaglio: le rose che danno il nome alla villa, ma lei e il giardiniere ci stanno lavorando. Anna sta anche curando l’apertura della sua seconda cioccolateria. Perché oltre alla villa - messa malino peraltro - dal nonno ha ereditato non solo la passione, ma anche il talento e il gusto, quella capacità di sentire retrogusti e profumi, di immaginarli abbinati ad altri per creare cioccolatini famosi in tutta la città e non solo. Mentre si appronta a lavorare nella sua pasticceria per le ultime cose prima dell’apertura, riceve la chiamata di Jan, amico con cui ha avuto una breve relazione, nonché il giardiniere che sistemerà a dimora le ultime rose, quelle che mancano per completare il giardino e rendere la villa definitivamente come deve essere, com’era prima della devastazione della guerra, della requisizione e dell’abbandono. Il lavoro va anticipato o si andrà a finire alla settimana successiva, ma Anna ha fretta, non è un desiderio il suo, è una necessità. Mentre scavano per mettere a dimora delle piante, seguendo uno schema ben preciso di posizionamento in base ai colori che avranno i fiori, dal terreno emerge qualcosa che di solito sta nelle fiabe, una scatola di metallo. Anna a quel punto, sapendo cosa ha rappresentato il roseto per chi ha vissuto nella villa, immagina che chi l’ha nascosta lì tenesse moltissimo a quella scatola. Non si sbaglia, anche se raccapezzarsi e ricostruire la storia che gli oggetti in essa contenuti raccontano non solo sarà complicatissimo, ma riserverà delle sorprese in grado di sconvolgere diverse vite…

Teresa Simon è lo pseudonimo con cui una scrittrice tedesca ha firmato questo romanzo. Un romanzone letteralmente pieno di avventura, di Storia, di sentimenti e anche di colpi di scena. Una saga familiare in piena regola, scritta con tutti i crismi, ma che contemporaneamente è diversa da tutte le saghe familiari a cui siamo abituati come lettori. Diverso l’impianto, non un racconto puro e semplice che segue un ordine cronologico, ma frammenti ritrovati e rimessi insieme con la pazienza e la passione che sono necessarie a comporre un puzzle cieco (ovvero senza avere a disposizione l’immagine del risultato finale), quasi un’indagine. Una storia che racconta di donne, forti ma sottomesse, adeguate giocoforza al loro tempo, che condividono una caratteristica che le unisce: l’appartenenza per sangue o meno, alla stessa famiglia. Un universo variegato di caratteri e decisioni prese che hanno influenzato quando non addirittura cambiato le sorti di intere generazioni dopo di loro. Belle e altrettanto forti, anche se inevitabilmente comprimarie, sono le figure maschili. Padri mariti amanti, che Anna scopre essere ben diversi da come ha sempre pensato, a partire dal capostipite, l’adorato nonno che le ha trasmesso passione e talento, che nascondeva un segreto terribile. Non mancano le storie d’amore – Dante docet - che sono state il motore di tanta parte di quanto ha vissuto la sua famiglia, compresa quella che, una volta placato il bisogno di sapere e sistemati tutti i tasselli del puzzle, Anna potrà apprestarsi a vivere. Un ottimo romanzo con una sola piccola pecca: ricordarsi i tanti nomi femminili e le relazioni, anche per gli sbalzi temporali, richiede una concentrazione che distoglie un filino dal relax che si cerca nella lettura.

 


 

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