Ladies Football Club

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1917, 6 aprile: gli Stati Uniti entrano in guerra, Lenin è intento a preparare la Rivoluzione russa, la radio sta annunciando che la Prima guerra mondiale continua a mietere vittime. Nella stessa giornata, undici operaie della Doyle & Walker, fabbrica di munizioni di Sheffield, in Inghilterra, stanno consumando il loro sandwich, sulle ginocchia, nel cortile dello stabilimento, durante un’anonima e monotona pausa pranzo. I loro padri, fratelli, mariti sono in guerra ed è compito loro assemblare le bombe e le granate per l’armamento dell’esercito. All’improvviso una delle operaie, Violet Chapman, si fionda su un pallone, trovato nel cortile, e lo calcia con slancio. Violet il calcio l’ha sempre avuto dentro: nessuno l’ha mai portata allo stadio – è vero – ma suo padre in casa non parla d’altro, al contrario della madre, religiosissima, che da sempre desidera che la figlia si faccia suora, come la zia. Forse sarebbe potuto anche accadere, se non fosse che Violet, già a dieci anni, dopo aver trovato in un cassetto i santini della madre, ha creato un campionato a modo suo, con San Pietro (e le sue chiavi) ovviamente in porta, San Paolo in fascia laterale e San Gabriele in attacco. Una vera e propria passione, quindi, quella di Violet ed ecco perché il primo calcio non può che essere il suo, anche se in realtà tutto si deve a Rosalyn Taylor che, per la prima volta, quel giorno, non fugge con il pallone. Eh già! Fin da quando è piccola, Rosalyn, tutte le volte che ne vede uno, corre per portarlo via e lo fa perché in famiglia è l’unica femmina ed i sette fratelli, quando si trovano di fronte ad una palla, cominciano a giocare tra loro e non la invitano, oppure, se c’è anche lei, il gioco diventa “Insegniamo a Rosalyn come si tira un pallone”. E lei ha imparato – certo – ma non come si tira, bensì che nulla è più schifoso che dire “Il mio gioco è che tu non sai giocare”…

Com’è possibile parlare dell’orrore della guerra e della condizione femminile ad inizio Novecento, dove la donna riesce a costruirsi un’identità solo perché la guerra appunto ha rimescolato le carte, senza cadere nel solito cliché? Stefano Massini ci riesce benissimo, in questo romanzo che trae spunto dalla reale diffusione del calcio femminile in Inghilterra in tempo di guerra e che, in un mix perfetto tra drammaturgia e narrativa, sembra un vero e proprio testo teatrale, dove è importante leggere ogni battuta, comprese le pause, i paragrafi bianchi, le ripetizioni. Le undici operaie dello stabilimento Doyle & Walker, che prima della guerra avevano svolto l’unico ruolo loro richiesto – che fosse esso di moglie, madre, figlia o sorella poco importa – diventano, proprio negli anni del conflitto, padrone della loro vita e, con una decisione che sa tanto di rivoluzione, cominciano a prendere a calci non solo un pallone, ma il mondo stesso, sfidando il buoncostume dell’epoca. E si rendono conto di essere reali, proprio come la guerra e le brutture che l’accompagnano. Undici donne, a cui nessuno fino a quel momento ha insegnato cosa significhi essere una squadra e ognuna delle quali “almeno nel football voleva sentirsi insostituibile”, in divise di tela grezza nera, la stessa con la quale venivano avvolti i cadaveri che rientravano dal fronte, scendono in campo per attaccare, per difendersi dagli avversari, ognuna con la propria idiosincrasia: Haylie Owen, che per amore del marito comunista ha studiato i libri di Marx ed Engels; Olivia Lloyd, che ruba e manda a memoria frasi ad effetto da riviste dell’epoca e le sciorina al bisogno, come fossero sue; Brianna, ossessionata da Giovanna d’Arco anche se non sa bene chi fosse in realtà; Penelope, che parla una lingua tutta sua… E queste undici fantastiche donne immaginarie riescono, calcio dopo calcio, ad imporsi e a farsi rispettare in campo e fuori, a farsi beffa della supremazia dell’uomo, a dimostrare che “a fregar le donne non è la debolezza: è la compassione” e a capire – e a far capire – che per essere una donna risolta non è certo necessario un qualsivoglia privilegio da parte degli uomini.



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