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Lady Frankenstein e l’orrenda progenie

Come è potuto succedere che un romanzo assolutamente innovativo, che è entrato nell’immaginario collettivo come un coltello nel burro e lì è rimasto da due secoli – tanto che è stato portato sul grande schermo decine e decine di volte più o meno fedelmente e il suo coprotagonista è presente in cartoni animati, serie tv, fumetti, storie per bambini, merchandising, opere d’arte, copertine di dischi e così via – sia stato scritto da una ragazza così giovane? Pur appena diciannovenne, Mary Shelley nata Godwin “non era decisamente una ragazza qualunque, a cominciare dalla biografia dei suoi straordinari genitori”… 11 marzo 1818. Mary e Percy Shelley, i loro figli William di due anni e Clara di sei mesi, la sorellastra di Mary Claire Clairmont e sua figlia Allegra, la cameriera Elisa e la bambinaia Milly partono per l’Italia. Percy è sull’orlo di una crisi di nervi e accusa dolori acutissimi ad un fianco. Alla frontiera tra Francia e Italia i soldati del Regno di Sardegna perquisiscono un baule della comitiva, sequestrano libri di Rousseau e Voltaire e li bruciano… Nella sua introduzione all’edizione 1831 del suo capolavoro Frankenstein o il moderno Prometeo, Mary Shelley scrive: “E adesso, ancora una volta, ordino alla mia orrenda progenie di muoversi e prosperare”. Parla del romanzo, ma i termini “hideous” e “progeny” che utilizza sono davvero insoliti, tanto che spesso sono stati tradotti in modo molto libero se non addirittura creativo. A cosa si riferiva davvero la Shelley? Numerosi sono gli studiosi che hanno provato a fare delle ipotesi… La notte tra il 16 e il 17 giugno 1816, Mary Shelley è inquieta. George G. Byron, Percy Bysshe Shelley e John Polidori qualche giorno prima hanno lanciato per noia un gioco letterario, una sfida a chi scriverà la storia di fantasmi più spaventosa. Mary non ha idee, non le viene in mente nulla che sia degno di una storia da raccontare. Ma improvvisamente, l’idea arriva: “lo spazio della creazione (…), dopo giorni di impossibilità e di vuoto, si apre nel dormiveglia, in quella che la psicoanalisi è solita chiamare rêverie”…

Anna Maria Crispino, direttrice della rivista culturale “Leggendaria. Libri Letture e Linguaggi” e tra le fondatrici della Società Italiana delle Letterate (SIL), e Silvia Neonato, anch’essa giornalista, membro del collettivo redazionale di “Leggendaria” e della SIL, raccolgono attorno a sé altre quattro donne di lettere per una piccola raccolta di saggi che vuole rendere omaggio a Mary Shelley a 200 anni dalla prima pubblicazione di Frankenstein o il moderno Prometeo. La figura della Shelley, per diversi motivi, è di importanza capitale nella storia dell’emancipazione femminile ed è quindi naturale – e fors’anche doveroso – che venga celebrata, nelle sue diverse sfaccettature, da altre donne. Così la già citata Neonato ripercorre la vita tormentata di Mary Shelley e della sua famiglia, soffermandosi sull’influenza avuta su di lei dalla madre, la mitica Mary Wollstonecraft, che pure Mary non aveva mai conosciuto perché era morta pochi giorni dopo averla partorita; Carla Sanguineti, presidente dell’Associazione “Amiche e amici di Mary Shelley” racconta l’amore profondo ma non privo di dolore che la scrittrice ebbe per l’Italia nel saggio probabilmente più riuscito del volume; Marina Vitale, anglista ed ex docente di Letteratura e cultura inglese alle Università di Napoli “L’Orientale” e di Salerno, indaga sul rapporto articolato che la Shelley ebbe con la maternità, quella vera e quella metaforica riferita al suo romanzo; Sara De Simone, componente tra le altre cose del Laboratorio di Studi di Genere “Sguardi sulle Differenze” di “Sapienza” – Università di Roma e membro del direttivo della Italian Virginia Woolf Society, ci offre una riflessione sulla mostruosità, la femminilità e la corporeità; la curatrice Anna Maria Crispino valuta l’impatto di Frankenstein o il moderno Prometeo e dell’altro romanzo della Shelley L’ultimo uomo - meno celebre ma assolutamente seminale - sulla fantascienza letteraria e cinematografica e in special modo sul cyberpunk; Giovanna Pezzuoli, ex giornalista del “Corriere della Sera”, infine, racconta (in parte) la “carriera” cinematografica del mostro creato da Victor Frankenstein. Un libriccino interessante e prezioso per la consultazione, arricchito per giunta da interessanti cenni biliografici.