Lady Roxana - L’amante fortunata

Figlia di una coppia di mercanti ugonotti francesi riparati a Londra per sfuggire alle persecuzioni cattoliche, Beleau all’età di 15 anni viene data in sposa dal padre ad un noto birraio della città dandole in dote duemila sterline. L’uomo è di bell'aspetto, ancorché rozzo, indolente e assai poco incline agli affari. Di lì a pochi anni, infatti, la sua incapacità gestionale si rivela fatale: la birreria finisce in bancarotta e ogni bene gli viene posto sotto pignoramento. Dopo aver sperperato le residue risorse, il marito sparisce e abbandona la donna e i cinque figli nati dal matrimonio. Priva di sostentamento economico, a Bealau non resta altra scelta che affidare l’intera prole all’anziana zia del cognato. A prendersi cura della donna resta solo la serva Amy, che decide di restarle fedele pur nel rovescio della sorte. Impossibilitata ormai a pagare l’affitto al proprietario della casa in cui alloggia, decide di assecondare la proposta che questi gli offre. Accetta di divenire la sua convivente e di concedere l’alloggio in affitto ai villeggianti estivi tenendo per sé la pigione. Tale accordo segna una svolta decisiva nella vita della donna. La pone nella condizione di fare mercato del proprio corpo pur di raggiungere il benessere economico. Il percorso che la condurrà a divenire una cortigiana è solo all’inizio, ma le prime mosse rivelano già assenza di scrupoli. Come quando spinge Amy nel letto del suo uomo per darle il figlio che ella non riesce a recargli in dote. Alla morte del convivente la donna entra in possesso di una ingente eredità. Sceglie di vivere come amante illegittima prima di un Principe tedesco e in seguito di un mercante olandese. La malia seducente del suo fascino attrae gli uomini, ma a lei non preme assecondare alcun loro sentimento. Quel che conta è che essi possano costituire un valido trampolino dal quale lanciarsi sempre più in alto nella scala sociale, fino a prefiggersi di diventare l'amante del Re ed organizzare feste sontuose a cui partecipa tutta la nobiltà dell'epoca, divenendo famosa come Roxana…

Pubblicato nel 1724, Lady Roxana è l’ultimo dei romanzi scritti da Daniel Defoe, nato a Stoke Newington nel 1660 e deceduto a Moorfields nel 1731. Di certo quello meno conosciuto rispetto ai due capolavori Robinson Crusoe e Moll Flanders, ma anche quello in cui la sua dote di attento conoscitore della condizione sociale della donna vissuta nel periodo a lui contemporaneo del regno di Carlo II Stuart, con quella altrettanto eccellente di abile esploratore dell'animo femminile capace di discendere fino nei fondali più torbidi. Narrando in prima persona la parabola di una giovane e bellissima figlia di rifugiati che, da una condizione iniziale di povertà riesce a divenire ricca grazie al mestiere di cortigiana, fino a piombare nuovamente nella miseria più nera, dopo una vita condotta tra dissolutezze e trasgressioni, Defoe dà voce ad un monologo dall’intenso pathos drammatico, attraverso il quale la protagonista si racconta e ci conduce nel ventre torbido di un’epoca in cui la necessità si veste di nefandezze, la virtù di ipocrisia e i sentimenti di fatali ambiguità. Defoe possedeva, infatti, il talento della parola. Ed è proprio la sua capacità di saper raccontare a consentirci di arrivare, nel cuore del romanzo. Un romanzo da leggere non tanto per conoscere la vicenda di Roxana, ma perché la sua scrittura ha buon gioco nel portarci a comprendere quanto ogni vita non sia mai banale; ma costituisca, a ben vedere, nelle più sfaccettate articolazioni, una vicenda da cogliere ed analizzare ogni volta senza pregiudizi. È straordinario come, nelle pagine di questa lunga fatica letteraria, egli sia riuscito ad imprigionare la storia di una donna capace di attraversare la vasta zona d’ombra dell’emarginazione, e di uscirne con la forza incontenibile della perversione e dell’inganno, rendendo comprensibile ciò spesso non risulta che deprecabile. Insomma la fiaba è lì, latente nel realismo crudo dell’autore, ma è la fiaba cruda di una donna relegata ai margini del mondo e destinata alla sconfitta, che vede sfilarsi la vita davanti a sé e decide di afferrarla come crede e di trattenerla come può. E da lì guardarci con una domanda cruciale e irrisolta: si può davvero rinunciare all’istinto di sopravvivere a qualunque condizione? Leggetelo e provate a darle una risposta. Se ci riuscite.

 


 

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