L'antipatica

Sa che dovrebbe resistere ma sa anche che non ci riuscirà. Conosce la sua debolezza, o meglio le sue innumerevoli debolezze. I trucchetti che mette in atto per dissuadersi non funzionano; non hanno alcun effetto neppure i mille giri di scotch con cui aveva chiuso la scatola mesi prima, proprio per evitare che ricadesse nella tentazione di aprirla. E invece, eccola lì, ancora una volta, le mani frementi nel cercare la foto. A che pro, poi? È che ne è drogata, dipendente, non può farne a meno. Ad un certo punto nasce in lei l’irresistibile desiderio di rivederla. E ora, fatto il danno, non le resta che prendere la bici, come fa ogni volta, e correre veloce, nonostante il freddo e nonostante il vento – ma sì, che importa, che le venga pure il raffreddore così se ne starà a casa dal lavoro – per andare sul lungomare. A fare? Nulla, si mette a camminare avanti e indietro, come una pazza, sì, come una pazza, a inventarsi storie sulle persone che incrocia o su quella donna, per esempio, che vede affacciarsi alla finestra dell’hotel. Poi, si fuma un paio di sigarette; prende il cellulare. Vorrebbe chiamarlo. Non può. Ma deve, ne ha bisogno, è come per la foto, e sa che lo farà. Ok, allora, dice a se stessa, se proprio vuoi chiamarlo, chiamalo, ma aspetta due squilli, tre al massimo - si impone - e poi chiudi. Invece no, resta attaccata speranzosa al telefono, uno squillo, poi due, poi tre, fino a quando scatta la segreteria...

Questo titolo è naturalmente una sfida. Possiamo affezionarci ad una protagonista antipatica? Perché, davvero, la ragazza al centro di questo romanzo, una trentenne non ancora quarantenne, non è molto equilibrata: dorme poco, mangia male e poco, non ha diplomazia. Le due persone che vede di più sono, nell’ordine: Castità, una amica molto loquace la cui vita fa a pugni con il nome che porta, e un giovane ragazzo che le consegna da fumare al sabato sera, con il quale si beve una birra e rimane in silenzio a guardare “Blob”. Però, però. La protagonista ha una dote che la salva e la salva anche ai nostri occhi: è intelligente. E colta. Una che di sé dice: “Mi astraggo. Mi osservo. Non mi piaccio. No, non mi piaccio” non può esserci antipatica. E poi ha un difetto, molto femminile, che la rende perfettamente umana e riconoscibile agli occhi di, ahimè, molte lettrici: non si fa aiutare, si crogiola nel dolore perché pensa di meritarlo e di non aver alcun diritto alla felicità. Come e perché queste componenti - l’intelligenza, l’irrequietezza, la mancanza di stima - siano condensate in questa donna, lo scoprirete leggendo il libro. Che si legge benissimo, scritto da Dominici che è sì uno scrittore ma anche un professore di inglese, un cantautore, un musicista, un regista, insomma, uno che di comunicazione qualcosa ne sa, è indubbio. Bella anche la presentazione di Alberto Bebo Guidetti della band “Lo Stato Sociale”.



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