Lascia parlare il vento

Lascia parlare il vento

Mentre Ignazio è alle prese con una scheda madre - una di quelle interne al pc, lo strumento che raccoglie tutti i collegamenti di interfaccia tra i vari componenti di un computer - ripensa alla sua, di madre, una donna che non ha mai conosciuto, una donna che lo ha partorito e poi è sempre rimasta distante, non dando più alcuna notizia di sé. Ignazio ripensa a lei proprio ora, mentre si trova in casa: un appartamento preso in affitto a Castelsardo, una villetta semplice con pochi mobili in giunco, quadri brutti appesi alle pareti e l’umidità che aggredisce cuscini e stoffe. Ufficialmente Ignazio si trova in quel luogo per completare il suo dottorato - si è laureato alla facoltà di Ingegneria dell’università di Cagliari - mentre in realtà quello che davvero vuole è stare solo, isolato. Augustín - un omone alto un metro e novanta, capelli neri che nascondono gli occhi scuri e origine catalana - quando era un bambino andava spesso con la nonna a Barcellona, dove la madre entrava e usciva da una clinica, affetta da cirrosi epatica dopo che, abbandonata dal marito, si era data all’alcool. La nonna lo portava in giro per il Parc Güell. Lui, che proveniva dal paese natale di Salvador Dalí, andava quindi a giocare nel parco progettato dall’altro genio catalano, Antoni Gaudí. Ora Augustín è a Parigi; si trova a pochi metri dal Centre Pompidou ed è andato a vedere due mostre che si trovano una accanto all’altra: una retrospettiva di Jeff Koons e una mostra di Marcel Duchamp. Lupo, invece, è sul ciglio della strada e sta guardando il mare. Gioca con alcune piccole pietre e forma, sul pavimento, la figura di un piccolo sole con i suoi raggi. Biondo, taciturno e dai lineamenti non troppo marcati, se ne sta in disparte, mentre quattro ragazzini dietro di lui giocano al pallone e la madre, dalla finestra, lo chiama diverse volte, senza ottenere alcuna risposta...

La Sardegna - terra misteriosa e antica, che si confonde tra le arcaiche popolazioni nuragiche, le dune di sabbia, le miniere di bauxite e le spiagge millenarie; terra che è magia e amore insieme - è lo scenario nel quale si muovono i protagonisti del romanzo d’esordio di Lorenzo di Las Plassas, conduttore televisivo ed inviato speciale per Rai News 24, esperto di cinema, tematiche sociali e politica internazionale che vanta, negli anni in cui si trovava a New York, una collaborazione, in qualità di assistente personale, con Oriana Fallaci. Su uno sperone di granito che si affaccia sul mare, in Sardegna, appunto, è arroccato il paese di Castelsardo, nel quale conducono le loro esistenze tre figure particolari. Si tratta di un artista spagnolo, catalano per l’esattezza, deluso dal mondo artistico, che vuole cambiare l’intero corso della storia dell’arte realizzando una grande opera; un ragazzo di origine sarda trasferitosi in Siria come foreign fighter dell’ISIS, dopo essersi convertito all’Islam, e tornato poi nella sua Sardegna con l’intento di progettare ed attuare un attentato di proporzioni gigantesche, in grado di sublimare il suo fanatismo estremo; un ragazzo tredicenne che sta per affrontare l’esame di maturità e all’improvviso, apparentemente senza una ragione plausibile, smette di parlare. Il filo rosso che unisce questi tre personaggi, così diversi tra loro, è un misterioso e saggio anziano che pare venuto dal nulla ed è in grado di manipolare il vento, l’elemento principe della storia, quel vento che tutto avvolge e può diventare maligno. In un alternarsi di realtà e fantasia, attraverso metafore di grande potenza evocativa, la narrazione - che si sviluppa in un periodo di tempo circoscritto, che va da fine gennaio a fine settembre 2015 - affronta temi come il bisogno di amore, il senso di perdita e la paura dell’abbandono, la celebrazione di bellezze dimenticate, il fondamentalismo e l’esaltazione, fino all’epilogo, che rivela una serie di colpi di scena – che paiono avvertimenti rivolti all’intera umanità - proprio in quel 30 settembre, giorno in cui un importante summit deve decidere delle sorti dell’Europa intera. La storia di tre esistenze diventa quindi la storia di tutti: il timore di sentirsi perduti e di non saper ritrovare la strada dopo aver raggiunto un luogo sconosciuto; la speranza di riemergere e la ricerca dell’amore come unico strumento davvero salvifico, per tutti.



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