Lasciami andare

Le gambe lunghe, il cappello di velluto rosso, le unghie mangiucchiate. Quando Nicola vede Giulia per la prima volta è per farle accendere una sigaretta. “Ha acceso. Ha sorriso. Ed è entrata per sempre nella mia costellazione di pensieri”. La sensazione è che Giulia faccia parte della sua vita da sempre, solo che a un certo punto quella vita gliela travolge e gliela stravolge. Passano anni da quel primo incontro. Nicola si è sposato con Marianna, formano una coppia rodata, procedono in sincro, come “due pistoni oliati a dovere”. Trentasette anni, un lavoro da antiquario, un fratello gemello eroinomane il cui corpo morto è andato a riprendersi in un “febbraio livido e lieve” all’isola d’Elba. Marianna era stata la persona giusta da avere accanto per reggere a quel dolore, la “regina del suo castello gotico”. Ma i castelli sono abitati dai fantasmi, e quello di Giulia si concretizza nuovamente nella sua figura longilinea a una serata di amici. “Mi fai accendere?”…

Una sbandata. Se viene definita così è proprio perché la tua vita a un certo punto cambia direzione. Pensi di andare dritto ma non è più così. Di storie di sbandate sono piene le nostre vite e quelle degli altri. Eppure, non ci annoierà mai sentire (o leggere) il racconto di come una esistenza che sembrava procedere su due binari dritti a un certo punto deraglia, e i freni di emergenza non funzionano, o non li si tira con la dovuta convinzione, o non li si tira affatto. Federica De Paolis, scrittrice che nel 2020 ha vinto con il suo Le imperfette il premio DeA Planeta, si trovava nel 2006 a pubblicare il suo romanzo d’esordio. In quegli anni, la Fazi editore era nel pieno del suo fulgore editoriale, la De Paolis una delle poche scrittrici donne credibili a narrare una storia dal punto di vista maschile. Sono passati 14 anni e di romanzi e racconti la De Paolis ne ha pubblicati molti altri. Eppure, se si mettono a confronto questo primo romanzo e l’ultimo, i punti di contatto sono molti di più di quelli che si potrebbero avere con gli altri tre romanzi, Rewind, Ti ascolto e Notturno salentino: è come se la scrittrice abbia deciso di tornare a un punto di partenza: torna l’ambientazione borghese di Roma, tornano rapporti di coppia nel cui recinto di “normalità” ci si acquieta a discapito della propria identità, tornano personaggi destabilizzanti e tornano pagine finali in cui brilla un punto luminoso, e quel punto luminoso lo emani tu, da solo.

 


 

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