Per le antiche scale

Il dottor Anselmo sente spesso parlare del Bonaccorsi dai dipendenti più anziani dell’ospedale psichiatrico, in particolare da Achille, il tecnico del laboratorio analisi, che con l’esperto psichiatra aveva un rapporto costante, addirittura giornaliero. Poi, ritiratosi in pensione, quando una mattina Achille era andato a portargli le riviste scientifiche, Bonaccorsi non lo aveva nemmeno fatto entrare nel suo studio, come se fosse uno sconosciuto. Ha avuto in mano le redini dell’ospedale di Maggiano per vent’anni, gli altri medici erano stati solo suoi collaboratori e il direttore solo una figura di riferimento per l’aspetto burocratico, era Bonaccorsi che decideva in merito sia alla cura dei pazienti, sia nella ricerca. Da quest’ultimo punto di vista si era sempre dimostrato incredibilmente generoso. Offriva il risultato dei suoi studi a studenti universitari e medici provenienti da altri istituti, scriveva persino articoli scientifici che pubblicava a loro nome su riviste prestigiose. Bonaccorsi aveva deciso di non firmare più i suoi contributi dopo la grande delusione sopraggiunta quando aveva creduto di aver trovato la causa della schizofrenia in un’anomalia del sangue, ma gli studiosi che avrebbero dovuto riconoscere la sua scoperta gli avevano fatto notare che l’anomalia era dovuta solo a un’imperfezione delle strisce usate per le sue ricerche. Tutti nell’ospedale psichiatrico riconoscevano l’autorità del Bonaccorsi, il vicedirettore Rospigliosi addirittura si lasciava guidare da lui nelle diagnosi, riportandogli il risultato delle sue visite. All’esperto psichiatra si doveva anche l’idea di prelevare il personale paramedico dalla popolazione contadina del luogo. Nelle sue poche uscite nella campagna aperta – trascorreva nel manicomio a contatto di malati e collaboratori gran parte del tempo – se vedeva un contadino particolarmente sveglio e vigoroso non era raro che gli chiedesse di presentarsi il giorno seguente per essere assunto nel suo istituto. Ma con l’avvento del regime tutto cambiò. Nuove imposizioni, nuovi rituali, una burocrazia assurda: il Bonaccorsi come altri colleghi ha deciso quindi di abbandonare l’ospedale psichiatrico…

Per le antiche scale è una delle opere più note di Mario Tobino, scrittore di origine lucchese nato a Viareggio il 16 gennaio 1910, che ha dedicato gran parte della vita alla cura delle malattie mentali nell’ospedale psichiatrico di Maggiano, a Lucca. I due protagonisti, lo psichiatra Bonaccorsi e il dottor Anselmo, dietro cui l’autore si nasconde per narrare le sue esperienze personali di medico e le sue conoscenze scientifiche e sulla storia del suo istituto, sono per vari aspetti agli antipodi. Autoritario e sempre pronto a impartire direttive il primo – la sua fermezza e intraprendenza lo spingono persino a gettarsi in una storia d’amore con la bella moglie del direttore -, riflessivo e a volte indeciso il secondo. Ma ambedue rivelano un rispetto assoluto nei confronti del malato, convinti che la cura non deve essere una reclusione, ma un cammino di riabilitazione, che può portare all’inserimento sociale nei limiti del possibile. E quindi all’eccesso nella somministrazione degli psicofarmaci, nell’opera dei due medici prevale la valorizzazione anche nei casi più gravi, come di fronte ai microcefali. Un metodo di cura aperto e fondato sulla costante comunicazione con il malato, che il lettore impara a conoscere a fondo nella seconda parte dell’opera, dove alle vicende narrate in tono romanzato del dottor Bonaccorsi, si sostituiscono le storie dei pazienti di Anselmo, persone che malgrado la devianza della mente appaiono speciali a livello emotivo. Come la suora che ha perso il lume della ragione perché in certi momenti si abbandona alla bestemmia, ma che non ha certo perso la fede, le ragazze che impazziscono per la paura di perdere la verginità e di commettere atti impuri, il gigante bevitore che pensa solo a stabilire se sia migliore il vino bianco o quello rosso, la professoressa di matematica chiusa nel suo silenzio che d’un tratto sembra svegliarsi dal torpore e inizia a suonare il pianoforte. Dopo le prime raccolte di poesie e la dura esperienza della Resistenza, che coincide con la pubblicazione del primo romanzo Il figlio del farmacista, la carriera letteraria di Mario Tobino prende il via nel dopoguerra. Tra le sue opere maggiori Il deserto della Libia (1951), Le libere donne di Magliano (1953), La brace dei Biassoli (1956) e Il clandestino (1962). Nel 1975 Mauro Bolognini ha diretto la versione cinematografica di Per le antiche scale, con Marcello Mastroianni nel ruolo del protagonista, riproducendo l’atmosfera onirica e allucinata che è la caratteristica principale del romanzo. Mario Tobino è morto ad Agrigento l’11 dicembre del 1991.

 


 

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