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Le avventure di Gordon Pym

Le avventure di Gordon Pym

1825. Arthur Gordon Pym, figlio di un rispettabile commerciante dell’isola di Nantucket, ha la passione del mare, come è naturale per un ragazzo nato e cresciuto in una città portuale. Ma soprattutto ha una gran voglia di avventura. Il suo migliore amico è Augustus Barnard, figlio di un capitano marittimo, e assieme a lui - una fredda e tempestosa notte d’ottobre che i due giovani hanno bevuto un bicchiere di troppo - Pym azzarda con la sua piccola barca a vela una escursione al largo che per poco non costa la vita a entrambi. Lezione imparata? Nemmeno per sogno: Augustus e Gordon non fanno altro che fantasticare di viaggi in mare, e circa diciotto mesi dopo arriva la loro occasione: la ditta Lloyd & Vredenburgh arma il brigantino “Grampus” e ne affida il comando al signor Barnard, che decide di portare il figlio con sé. Augustus elabora un piano ardito per far salire anche Gordon sulla nave: il ragazzo si nasconderà nella stiva del “Grampus” con il suo cane Tigre, acqua e viveri e quando la terra sarà ormai irraggiungibile Augustus rivelerà la presenza a bordo dell’amico, sicuro della clemenza del padre. Gordon finge di voler visitare certi parenti a New Bedford e invece sale a bordo del brigantino in gran segreto. Un viaggio incredibile e spaventoso sta per cominciare…

L’unico romanzo di Edgar Allan Poe, scritto controvoglia su commissione e direttamente “in bella”, è asimmetrico e frammentario, palesemente ispirato – al limite del plagio – al libro di Jeremiah N. Reynolds Address on the Subject of a Surveying and Exploring Expedition to the Pacific Ocean and the South Seas che era stato recensito (entusiasticamente) da Poe poche settimane prima, ma è un capolavoro. Avventura classica, terrificanti sequenze gore (tra violenti ammutinamenti, cannibalismo, squali e sanguinari selvaggi gli orrori non mancano mai), elementi fantastici: la noia è bandita, fino al bizzarro finale interrotto. L’impressione del lettore è che i protagonisti muoiano, ma questo è impossibile, perché il romanzo si apre con la narrazione ex post di Gordon Pym (“Or sono pochi mesi, al mio ritorno negli Stati Uniti, dopo la straordinaria serie di avventure nei mari delo Sud e altrove”), effettuata proprio a “un certo signor Poe, direttore, sino a qualche tempo addietro, del Southern Literary Magazine” e perché Peters “è tuttora in vita e dimora nell’Illinois”. Una Nota dell’autore posta in calce al capitolo XXV si premura di farci sapere che Pym è morto, ma non durante la sua perigliosa avventura antartica, bensì durante la stesura del libro, che quindi manca dei due o tre capitoli finali. Molto più prosaicamente, è accaduto che ne 1837 Poe sia stato licenziato dal “Southen Literary Messenger” prima che la pubblicazione (e probabilmente la scrittura stessa) del romanzo fosse stata completata e quindi abbia polemicamente deciso di chiuderla lì, tanto più che lo scrittore non aveva una grande considerazione del suo romanzo, che ebbe a definire “a very silly book”. Giudizio ingeneroso ma forse inevitabile per un’opera zeppa di simboli, che somiglia a un incubo e pare eruttare direttamente dall’incoscio. Una storia quindi che raccontava molto del suo autore, più di quanto lui probabilmente non volesse.