Salta al contenuto principale

Le bambole sono tutte carnivore

Le bambole sono tutte carnivore
Sonia La Roja, capelli rossi e forme abbondanti, ha trent’anni ed è una affermata psicanalista. È single, vive a Madrid con la sorella minore Manuela - che mantiene suo malgrado - e ha una madre vedova che sta per sposare il suo ultimo fidanzato, un aitante macellaio molto più giovane di lei. La sua vita si divide tra lo studio e le sedute con i suoi pazienti, una rubrica sulla rivista “Elle” nella quale dispensa consigli sui rapporti interpersonali, e uscite con le sue amiche di sempre. Nelle pagine del suo diario si delineano i ritratti dei suoi pazienti, come Lorena, che colleziona appuntamenti con uomini conosciuti sul web, Joaquin, che lascia il lavoro in cantiere per piangere fiumi di lacrime solo sul lettino, e tanti altri i cui problemi sono sempre e comunque... affari di cuore. Ma Sonia nella vita, come applica ciò che quotidianamente analizza, studia, consiglia? Come vive gli incontri sentimentali che la vedono protagonista? Avrà perle di saggezza anche per se stessa?
Non manca nulla in questo coro di voci che gridano all’unisono quanto è difficile la comunicazione tra gli uomini e le donne. Ci sono tutti però anche i luoghi comuni, a partire dalla trentenne cicciotella che è bravissima a dire agli altri come comportarsi ma che poi resta schiacciata dall’incapacità di prendere la sua vita in mano. Ci sono anche le amiche, ognuna con i suoi tratti distintivi che vanno a coprire l’intera raggiera degli stereotipi umani: Corina tradita dal marito, Mayo bellissima avvocatessa dichiaratamente lesbica, Sara sposata da anni con lo stesso uomo e Julieta intraprendente produttrice televisiva sposata e separata più volte. Seguono poi i pazienti che impersonano ognuno un tipo di alienazione, quasi come in un campionario. Il romanzo alterna i botta e risposta delle lettere al giornale ai resoconti delle sedute di psicoterapia alla vita reale della protagonista. Non si può certo dire che Angela Vallvey scriva male, anzi, la narrazione scorre leggera riuscendo a strappare anche qualche sorriso. Ciò che non convince di questo libro però è l’ironia farcita anche un po’ a forza in un “già visto” che unisce una Bridget Jones madrilena a un contesto molto “Sex & The City” senza purtroppo aggiungere nulla.