Le cicogne sono immortali

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Pointe-Noire, Congo-Brazzaville. Fine anni Settanta. Michel, 11 anni, trascorre le sue giornate ascoltando “La Voix de la Révolution Congolaise” alla radio, sotto il mango di casa sua, lì dove vive con papà Roger e mamma Pauline. Quella stazione non smette mai di trasmettere notizie e musica, rigorosamente sovietica. Suo padre sembra non poterne fare a meno e la usa per spiegare a Michel cosa sta succedendo nel suo paese. In effetti lì di cose ne succedono. Si susseguono continue trasformazioni politiche e Michel non fa altro che accogliere insieme ai suoi compagni di scuola l’ennesimo capo di stato venuto a omaggiare il presidente. Le visite sono continue, ma la canzone che intona insieme alla scolaresca è sempre la stessa, se non fosse per l’adattamento all’ospite di turno, con omaggio anche alla relativa moglie. Durante le sue chiacchierate col padre, rigorosamente all’ombra del mango, Michel scopre che quelle visite non sono solo di cortesia, ma nascondono interessi e strategie dei paesi colonialisti nei confronti del Congo. Nel frattempo si intensificano le tensioni tra il nord e il sud del Paese e gli scontri tra nordisti e sudisti, che culminano con l’assassinio del presidente Marien Ngouabi e segneranno la storia del Congo. La notizia viene diramata proprio dalla radio e suscita la fuga improvvisa del cane di casa Mbou Mabè. Michel vorrebbe piangere la morte del grande combattente, il presidente, ma sembra preoccuparsi più del suo cane…

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Con Le cicogne sono immortali, il pluripremiato scrittore Alain Mabanckou resta fedele al racconto della sua Pointe-Noire, in Congo. Un’urgenza che, da quanto dichiarato dallo stesso romanziere, deriva dalla nostalgia: raccontare dei suoi luoghi allevia la mancanza data dall’impossibilità di rientrare nel suo Paese, ormai da sette anni, perché malvisto dal governo congolese. Mabanckou si serve di Michel, dei suoi occhi, della sua voce e dei suoi pensieri, per attuare la sua denuncia storico-politica nei confronti dell’Europa, tacitamente sostenitrice dei dittatori africani, divisa tra etica e interessi economici. Le cicogne immortali di cui parla il titolo sono coloro che hanno lottato per il proprio Paese, che resteranno sempre vivi nelle anime e nei cuori degli africani. Mabanckou racconta le vicissitudini storico-politiche del Congo degli anni Settanta attraverso Michel, 11 anni, un bambino così sbadato da perdere continuamente il resto della spesa nei meandri delle sue tasche bucate. L’ingenuità dell’infanzia, la spensieratezza, la semplicità, la purezza dell’infanzia, si contrappongono alla durezza della realtà, ma la impregnano di leggerezza, così come sono semplici e leggere le parole e i pensieri di Michel. È proprio grazie a lui che Alain Mabanckou riesce a sdrammatizzare ciò che è drammatico. Lo scrittore usa l’ingenuità di un bambino e il suo continuo tentativo di dare una spiegazione plausibile a tutto per scardinare le trame intrecciate di una situazione politica particolarmente complicata e per raccontare un contesto storico a dir poco insabbiato. Lo fa con ironia, perché quando la realtà non si può accettare non si può far altro che riderci sopra.

 


 

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