Le cose che bruciano

Le cose che bruciano

Roccapane è un paesino incastonato tra le montagne, uno di quei posti in cui o ci nasci o ti ci trasferisci per cambiare vita. Se in passato sei stato un politico criticato e sempre sulla bocca di tutti, è il luogo perfetto per sparire; perché l’opinione pubblica a lungo andare dimentica e se per un po’ di tempo non partecipi all’emorragia verbale che attanaglia le nuove piattaforme del dibattito pubblico (Twitter, Instagram e compagnia cantante) lentamente diventi uno dei tanti. Regola numero uno per chi vuole davvero scomparire: “Non mettere mai il proprio nome in un motore di ricerca”. Attilio Campi era uno di quelli che metteva in riga i suoi colleghi, capace di sottolineare i loro errori e maneggiare con grande destrezza la loro merda prima di lanciargliela. Non era, quindi, amato o tanto meno compreso: la sua proposta di legge per un’uniforme obbligatoria in tutte le scuole pubbliche di ogni ordine e grado non piacque a nessuno, nemmeno ai suoi alleati. Eppure lui voleva riportare una democratica parità tra gli studenti, per permettergli di ritrovare sé stessi e capire cosa diventare, senza preoccuparsi di elementi inutili come la marca della felpa da indossare per essere accettati. Salire su quel luogo gli ha permesso di “sgonfiarsi”, liberandosi dal fardello ingombrante, non solo sul suo stomaco, di un’ottusità generalizzata a vedere oltre, a valutare meglio il punto indicato da chi la pensa diversamente da te. In quella casa di famiglia, piena zeppa di oggetti di cui disfarsi, che sua sorella Lucrezia da Londra non ricorda neanche di avere, ora impara a coltivare lo zafferano e ad accettare il silenzio e la lentezza del tempo come forme ultime di redenzione...

Il protagonista del simpatico romanzo di Michele Serra racconta il disagio in cui vive nei nostri giorni un veterano del “pensiero non allineato”, la frustrazione di chi si rende conto di far parte ormai di una minoranza. Attilio è burbero, insofferente e pronto al dibattito, anche animato, come molti anti-eroi. A ben guardare, e l’autore sicuramente ne è consapevole, si aggiunge ad una folta schiera di personaggi letterari o cinematografici che si allontanano dal mondo frenetico per riprendere in mano la propria esistenza, modificando, di conseguenza, le priorità personali. Il fuoco, come elemento utile a rinascere, per separarsi dalla vita che è stata fino a quel momento, per liberarsi di quello che eravamo e che ci ha stufato, come per i coniugi al centro delle vicende di Musica per un incendio di A. M. Homes, Serra si distacca dalla collega americana per la sua scrittura sorniona e ironica, laddove la Homes è, invece, più spietata nel suo impegno a dissezionare la realtà americana per smascherare i suoi difetti. Il nemico numero uno di chi vuole ripartire è la memoria, quello “spino molesto”, usando le parole di Sereni riportate nell’epigrafe del romanzo, e le fiamme possono aiutare a polverizzarla. “Rinascere dalle ceneri” è forse diventato quasi un cliché da campagna pubblicitaria, un hashtag su una foto ben architettata da postare su quella “micro-pinacoteca che ognuno innalza a se stesso” (ovvero, nelle parole di Michele Serra, Instagram).



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