Le cose da salvare

Le cose da salvare

Del Ponte, crollato da un’ora, sono rimasti due monconi. Uno è oltre il fiume, l’altro incombe sopra il palazzo di via dei Bastioni 36. Gabriele Maestrale, professore di scuola media, in pensione da poco, pensa alle cose da salvare, consapevole che deve abbandonare casa. Poggia lo sguardo sulle fotografie, sul cellulare, il libretto degli assegni, il raccoglitore dell’Inps, il romanzo di Pavese di Elisabetta, quello con la copertina cotta dall’acqua di mare. Ma deve fare in fretta, potrebbe venire giù tutto il palazzo. Gli altri inquilini si precipitano fuori, terrorizzati scendono la tromba delle scale, bussano alla porta, gli urlano di prendere quel che può e uscire. Ma Gabriele si ferma. Seduto sul divano ripercorre in pochi secondi i suoi sessantaquattro anni, racchiusi e custoditi in tutti gli oggetti che conserva in casa. Un anno dopo il crollo Petra Capoani riceve dal direttore de La Voce, il giornale per cui lavora da qualche mese, l’incarico di scrivere di Gabriele e della sua storia. È tornata da poco da Londra, dove si era trasferita per iniziare una nuova vita. Voleva essere accanto alla madre gravemente malata, prima che morisse. L’ex professore vive ancora asserragliato in quel piccolo appartamento dichiarato inagibile, le autorità lo hanno lasciato lì, e ormai non fa più notizia. Dalla strada Petra lo chiama con il megafono, vuole stabilire un contatto, acquisire notizie per scrivere il suo articolo, ma sa bene che non sarà facile, è da tempo che l’uomo non parla più con nessuno. Con uno stratagemma riesce tuttavia a farsi aprire la porta di casa ed avere un primo colloquio. Sarà l’inizio di un faticoso e reciproco percorso di scoperta interiore, che condurrà Gabriele ad una tragica decisione...

Senza dubbio Ilaria Rossetti, classe 1987, lodigiana, non è più solo una promessa del panorama letterario nazionale, ma una luce fulgida. Da quel lontano 2006, in cui vinse il Premio Speciale Subway Under 19, di strada ne ha percorsa. Nel 2007 si aggiudica il Premio Campiello Giovani, con il racconto La leggerezza del rumore, e nel 2008 il suo romanzo d’esordio, Tu che te ne andrai ovunque, conquista il successo nel concorso Logos, indetto dalla Giulio Perrone editore. Ma non è tutto. Nel 2019 il suo ultimo lavoro, Le cose da salvare, trionfa nella IV edizione del Premio Neri Pozza, aggiudicandosi entrambe le sezioni del prestigioso concorso letterario (quella principale e quella dedicata agli Under 35). Nel romanzo la giovane scrittrice narra del crollo di un ponte in una città di mare. “Alza lo sguardo e cerca il moncone di Ponte rimasto in piedi. Uno è oltre il fiume in secca, sulla sponda opposta, l’altro è sopra la sua testa...in mezzo, il cielo è intatto”. Sebbene non vi siano citazioni espresse, è evidente il riferimento alla tragedia genovese del Ponte Morandi dell’agosto 2018. Il libro tuttavia non è una cronaca della vicenda, un racconto dei fatti in presa diretta. La dimensione storica della narrazione cede il posto a quella letteraria, all’invenzione della scrittrice, che attraverso le storie di Gabriele Maestrale, professore di scuola media in pensione, e Petra Capoani, giovane cronista del giornale La Voce, indaga sui cambiamenti e le suggestioni che una vicenda tragica può innescare nella mente. Il crollo del Ponte mette i personaggi e le loro anime fragili di fronte ad alcuni interrogativi, spingendoli ad intraprendere un percorso interiore di apprendimento. Cos’è più giusto? Cercare di salvare tutto, o comunque più cose possibili, come pensa Petra, o cambiare punto di vista e accogliere quello di Gabriele, che con il tempo si chiede se forse sia più importante lasciar andare alcune cose? Resistere o rimanere fermi, immobili? Le convinzioni di Petra oscillano di fronte alle idee del professore, e viceversa. Che piaccia o no è necessario fare i conti con il proprio passato, con tutto ciò che non è andato come avremmo voluto, capire che tipo di rapporto è meglio avere con la memoria, e sulla base di ciò mettere a fuoco ciò che dobbiamo trattenere e abbandonare. È importante imparare a muoversi tra i ricordi. E questo anche con tutti gli oggetti che abbiamo in casa. Cosa ne dobbiamo fare? Ognuno di essi è collegato ad una persona, ad una situazione, felice o triste, che abbiamo vissuto. Sono lo specchio della nostra vita, con essi c’è un forte legame emotivo. Non saper fare questo bilancio fa soffrire, ma è umano, dice Ilaria Rossetti. Anche Alfio Capoani, dopo la morte della moglie, è obbligato a fare un bilancio. È giusto che lasci andare il passato e accolga Vanda, un amore giovanile, forse mai finito davvero? E cosa ne pensa la figlia Petra? A latere emergono altri temi importanti. Il ruolo della politica di fronte a tragedie collettive, il rapporto tra marito e moglie nel corso degli anni, l’importanza della famiglia. Con una prosa dolce e un finale che solo nelle ultime battute si lascia intuire (pur colpendo in ogni caso il lettore), Ilaria Rossetti scrive un libro che pone molte domande e scava nell’animo, portando alla luce i tormenti che ognuno di noi inevitabilmente ha. Al termine della lettura ho redatto la mia lista di cose da salvare, ma confesso di non aver ancora deciso quali lasciare andare.



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