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Le cronache di Fandonia – Oltre la tazza

Le cronache di Fandonia – Oltre la tazza

Maurizio e Renato sono due amici che si sono conosciuti al bar tabacchi di Mario, a Roma, precisamente a Porta Maggiore. A permettere il loro incontro, una partita di Champions League: l’amore per la birra e per i rutti, hanno fatto da collante e gli hanno permesso di entrare – a buon diritto – nelle grazie di Mario. Passano le loro giornate a sbronzarsi e a fumare. Nessuna prospettiva di una avventura, men che meno proveniente da Mario, il temuto proprietario del loro amato luogo di bevute. Ma un giorno, qualcosa cambia. “A regà, ‘a volete sentì ‘na storia?”. Mario inizia a confidarsi con i due prodi giovani – forse la stima che nutre nei loro confronti, rafforzata dal fatto che i due passano intere giornate a sbronzarsi dentro il suo locale, è stata la molla per andare oltre la sua poca affabilità e confidarsi con i suoi due clienti – parla di Fandonia, un luogo magico al quale si accede solo attraverso la tazza del suo WC, quello dietro il locale e nel quale nessuno sano di mente si arrischierebbe ad entrare. Un impero costituito da 4 reami: Crucchia – dove è situata anche la capitale Klagenfurt – Padania – dove la gente non pensa che a lavorare per poi lamentarsi – Terronia – il cui capoluogo è Neapolis, “verminoso budello caldo, polveroso e pieno di pattume pieno di gente superstiziosa e pigra che ruba più di quanto lavori” – e infine Peninsula, patria di artisti e ladri (i secondi più conosciuti dei primi). Mario ci vorrebbe ritornare per recuperare il suo Tex ma è stato bandito dal regno per ragioni più o meno oscure ed ecco che entrano in scena i due prodi giovani: dovranno recuperare il fumetto, in cambio di una delle più allucinate avventure della loro vita…

Scritto in una lingua che recupera la parlata dei romanzi cavallereschi, Le Cronache di Fandonia sembra essere una parodia del classico immortale Le cronache di Narnia di C.S. Lewis (con l’aggiunta di una serie di cliché del genere Fantasy presi qua e là). L’armadio è sostituito da un gabinetto lercio attraverso il quale, dopo aver recitato una filastrocca, i due amici si ritrovano catapultati nel magico mondo indicativamente battezzato Fandonia. Se però in Lewis il passaggio in un mondo magico è giustificato dal voler scappare dalle atrocità della Seconda Guerra Mondiale, qui la molla che spinge i due a varcare il gabinetto è piuttosto la noia unita alla curiosità (oltre naturalmente alla voglia di fare satira, anche sociale, degli autori). Anche il mondo al di là è diverso: i paesaggi incantati e innevati vengono sostituiti da luoghi dove la poca igiene, il cattivo odore e il pattume fanno da padroni. Maurizio e Renato, trasformati in Rettogas il Fetentone e Garbage il Cencioso da Piero la divinità, attraverseranno tutta Fandonia incontrando personaggi al limite dell’assurdo ma alla fine saranno in grado di far tornare il Paese al suo antico splendore. Se mai ci sia stato. Il romanzo, che è piuttosto una serie di avventure in sequenza più che un unico racconto con una trama, è governato dal caos. Gli obiettivi che man mano si pongono i due protagonisti o ai quali sono richiamati, sembrano essere scelti più che per un gusto dell’assurdo e del nonsense che non per un vero scopo finale. Allo stesso modo, i vari personaggi incontrati sembrano piuttosto rispettare il gusto di una scelta arbitraria e senza motivazione alcuna, che non per fornire un vero apporto alla storia.